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La mamma di Sofia B.:"….Sono
una persona con un ruolo importante e di grande responsabilità: far
diventare adulta una creatura generata da me. Come per tanti genitori questo
significava per me plasmare un essere informe, in un essere che
corrispondesse a ciò che l'ambiente, la società, il mondo familiare
desideravano. Sbagliavo, il mio ruolo è di accompagnare la persona che ho
generato nel mondo, spiegandole l'ambiente, la società, ma senza interferire
con chi è lei… Mi si chiedono le mie impressioni: ho vissuto questa
esperienza nella prima fase stando a guardare, poi l'incontro con la dott.sa
Lo Presti e il suo staff ad un Convegno mi hanno fatto comprendere quanto
sopra esposto. ……….. l'esperienza vissuta mi ha permesso…. di riuscire a
vedere la persona che ho generato (mi rendo conto di non chiamarla più
convenzionalmente "mia figlia") come essere pensante, vivo, libero di
esprimersi e perfettamente in grado di farlo, anche quando questo diventa
stancante. Sarebbe più facile con la forza del ruolo imporle l'ora dei
pasti, dei sonni, dei Giochi, ma mi rendo conto che….. senza imposizioni la
vita familiare segue un ritmo che ha una sua regolarità.
Ho trovato questa esperienza non solo
educativa, chiarificante, ma anche determinante nel rapporto tra la famiglia
e un essere pensante (Sofia) di due anni e mezzo che si confronta
quotidianamente con l'altro per vedere come è in grado di creare il proprio
spazio vitale, senza accettare passivamente quello ritagliato dalla
convenzione educativa millenaria. ….Spero che in futuro, quando si inizierà
a sollevare il coperchio di uno scrigno così luminoso e puro, si possa
proseguire per avere modo di trovarsi di fronte a esseri senza falsi e
dolorosi tabù, che hanno il coraggio di esprimere se stessi, confrontandosi
con esseri nelle stesse condizioni.
Grazie a tutto lo staff, alle Educatrici per
avere trasmesso a noi e ai piccoli il principio sano e pulito dell'essere se
stessi, nel rispetto dell'altro e a voi ideatrici del progetto per averci
fornito i mezzi per incontrare i nostri figli."
La mamma di
Benedetta C.: "Mentre osservo con più attenzione Benedetta che
esprime le sue emozioni, e penso al percorso che realizzato nelle sue
giornate al nido, divento più consapevole dello spessore che hanno per lei
alcune smorfie, alcuni versi e alcune "parole" associate a determinate
espressioni del volto…. Vedo che esprime in modo più incisivo alcune
emozioni come il disgusto, la rabbia, la tristezza, la felicità del buono e
del bello.
Il DISGUSTO lo esprime verbalmente con "Bleah! Bleah!!, associandovi
l'espressione degli occhi che socchiude e il rifiuto con il gusto (se si
tratta di alimenti non graditi) attraverso la lingua prontamente espulsiva.
Da quando ha conquistato l'uso di alcune parole nuove, associa il tutto
all'esclamazione "FIFO!" equivalente a "SCHIFO!". A volte questa parola
diventa un interrogativo, laddove cerca informazioni da compagnetti,
fratelli o sorella per evitare l'esperienza duretta, forse pericolosa:
allora cerca lo sguardo, piega leggermente il volto verso il basso e
indicando chiede "Fifo?", come dire "E' il caso che provo?".
La RABBIA è un' altra emozione che si distingue bene nelle sue espressioni.
In questo caso lo sguardo diventa accigliato a lungo.., le guance si
gonfiano un po' e la bocca si serra, il volto si piega verso il basso, per
direzionare in modo più efficace lo sguardo. Ora che può aiutarsi con le
espressioni verbali, rafforza il tutto dicendo "IO BIATA". E' recentissimo
l'ulteriore incrociarsi delle braccia e, se fosse seduta, anche quello delle
gambe. Tutto questo succede quando reagisce a qualche correzione, a qualche
divieto, oppure quando vuole difendersi da minacciose invasioni di spazio,
proprio per scongiurarle. Se nessuno recepisce qualcuno di questi segnali,
scatta automaticamente il pianto.
La TRISTEZZA è un po' l'alternativa della rabbia, quando cioè vengono
disattese le sue aspettative: la manifesta piegando completamente verso il
basso la testa, lasciandosi cadere seduta a terra, sguardo nascosto e angoli
della bocca rivolti verso il basso. La tristezza equivale al nascondimento
soprattutto del volto.
La FELICITA' la esprime con grandi occhi e un grande sorriso. Questa è
un'emozione che sempre cerca di condividere con gli altri: inizia a parlare
a profusione, tentando improvvisate spiegazioni, aiutandosi con le manine
che scandiscono con ritmo regolare le sue parole e cercando lo sguardo o
comunque l'opinione dell'interlocutore.
Tutto questo è una grande conquista e un'importante crescita per Benedetta,
perché esprimere questi sentimenti è un po' conoscersi e affermare la
propria identità, riuscendo a "gestire" spazi a volte sconosciuti"
Cinzia, la mamma di
M. F. D.: "..L'esperienza che ha vissuto lavorando sulle emozioni
è stata per lei molto significativa in quanto ha imparato a dare un nome ai
sentimenti, sia ai suoi, sia a quelli di chi le sta intorno. Discrimina
infatti la felicità dalla tristezza, la rabbia dal disgusto. Ritengo che
questo sia molto importante soprattutto in una società come l'attuale in cui
prevale l'incompetenza emozionale. Dico questo perché insegno lettere,
quindi quotidianamente sono in contatto con i ragazzi e osservandoli,
constato che non riescono, il più delle volte, ad esprimere ciò che sentono
veramente. Il lavoro che Maria Francesca ha portato avanti ha dimostrato che
è proprio fin da piccoli che questa competenza emozionale può essere
appresa, diventando così molto più significativa. Oggi le è naturale
esprimere ciò che sente o riconoscere ciò che prova chi è con lei e questo è
molto importante sia per la formazione della sua personalità che dei
rapporti interpersonali. Ringrazio tutte le Educatrici che hanno portato
avanti questo lavoro e auguro che esso possa essere ripetuto."
La mamma di Sofia E.:"Quando
guarda un libro si lascia coinvolgere molto dalle figure, ad esempio nel
libro "Il Mago di Oz", quando Dorothy piange davanti alla strega, Sofia di
fronte all'immagine prima ha fatto la faccia triste e poi quella arrabbiata
e ha iniziato a picchiare la strega."
La mamma di Francesco F.: "Francesco
urlava e scalpitava come un cavallino imbizzarrito: "Cos' hai" chiedo io, e
lui "Sono arrabbiato!". Rimasi di stucco: mio figlio di due anni e mezzo era
già così consapevole delle proprie emozioni? Veramente ero un po' scettica
quando la maestra Teresa diceva che già a questa tenera età i bimbi possono
conoscere e prendere coscienza dei propri stati d'animo nelle varie
situazioni, iniziando quella difficile conoscenza di sé così importante per
tutti. E allora penso alla mia vita e a quella di tante persone della mia
età e mi chiedo se un'educazione alle emozioni come quella che ha avuto mio
figlio mi avrebbe consentito di non fare tanti errori dovuti appunto a
questa limitata consapevolezza del proprio mondo interiore e ringrazio dal
profondo del mio cuore queste insegnanti che con le loro attività hanno
aiutato mio figlio nel compito più difficile."
La mamma di Stavri M.: "…Tante volte a
casa, quando mio figlio mi faceva arrabbiare, io lo sgridavo e lui dopo un
po' mi diceva "Mamma adesso fammi la faccia contenta" ed io ero contenta che
mi chiedeva questa cosa."
Marina, la mamma di L. S.: "Io e Letizia
abbiamo vissuto l'esperienza dell' "EMOZIONIDO", due anni fa: infatti anche
io ho preso parte al progetto rivolto ai genitori sull'intelligenza emotiva
al nido. Ora Letizia ha quattro anni e ogni tanto, quando gioca, fa
riferimento, con termini esatti, alle sue e alle altrui emozioni. Quando
disegna, a volte, spiega l'emozione del soggetto rappresentato: è
sorridente, arrabbiato, triste, e ne rappresenta i tratti del viso. Inoltre
le piace giocare con le Carte costruite durante il corso (si tratta delle
Carte delle emozioni nella prima versione - NDR) e con le quali ha lavorato
con le sue Educatrici: raggruppa, elenca ed imita le varie categorie di
emozioni, anche se la sua preferita rimane "Bleah!", quella del disgusto."
Romana, la mamma di T. T.: "..
L'attività svolta riguardo alle "emozioni" è stata molto interessante. I
Bambini, dalle Foto viste e dai loro disegni, sono stupendi e riescono
sempre a sorprendere noi adulti che forse, a volte, limitiamo il loro
esprimersi…"
La mamma di Angela
B.: "Il laboratorio a cui ha partecipato mia figlia Angela è
stato sicuramente un momento importante per una crescita equilibrata.
Soprattutto in questo secondo anno, in diverse occasioni Angela ci ha
sorpreso intervenendo con espressioni del viso e comunicazioni verbali che
evidenziavano un percorso di crescita sul riconoscimento delle emozioni da
lei stessa provate. Dopo un lavoretto per il papà (si riferisce all’”EMOZIOMETRO”,
un gioco proposto per il 2° livello di Alfabetizzazione e che trovi in
“Alfabetizzazione 2 – Il Manuale dell’Allenatore” - NDR), per lungo tempo
autonomamente interpellava il padre per conoscere il suo stato d'animo al
ritorno dal lavoro. Anche a seguito di crisi di rabbia, è riuscita a dare
autonomamente una spiegazione del suo stato d'animo."
La mamma di Aurora
B.: "…secondo me il progetto sull'emotività dei bambini da lei
diretto è stato molto interessante sia per loro (i bambini) sia per noi
genitori. Aurora, per esempio, riconosce abbastanza bene le varie
espressioni del viso sia su delle foto (giornali ecc.), che guardandosi allo
specchio; sia quando piange per capricci, oppure quando vuole abbracciarmi
davanti allo specchio, dicendomi che mi vuole "benissimo", con la faccia
felice. Una mattina la nonna le ha chiesto cosa avesse, perché era
silenziosa. Aurora le ha risposto: "Nonna non vedi la mia faccia, è molto
triste perché ancora non mi hai dato il bacio del buongiorno". Secondo me è
importante che i bambini riconoscano in loro la tristezza, la rabbia per
capirla meglio e saper gioire delle cose più piccole."
La mamma di Sabrina
C.: "Mi dispiace profondamente che questo Progetto non sia
adottato per tutte le fasce d'età, dal primo anno di scuola dell'infanzia in
poi."
I genitori di Gianmarco C.: "…Nostro figlio anche durante le vacanze estive
andando davanti allo specchio si osservava e, senza volersi far vedere da
noi, mimava alcuni stati d'animo del tipo:"sorridente, triste, arrabbiato",
(ed è proprio quest'ultima che gli riesce meglio). Di nuovo domandava: "così
sono arrabbiato"?, e "così… sono felice?" (con un sorriso immenso)…
…riteniamo questo Progetto interessante, in quanto profondo e ottimo per
questa fase di crescita, importante per essere se stessi nella vita.
Riteniamo quindi il Progetto valido, visti i miglioramenti fatto a livello
introspettivo da Gianmmarco."
La mamma di Chiara
F.: "Riguardo in videocassetta la faccina di mia figlia che mima
lo stupore, la paura, la gioia o la tristezza e non posso fare a meno di
sorridere. Le è sempre piaciuto recitare, drammatizzare le favole che
insieme inventiamo ed interpretare i ruoli dell'eroina che piange, lotta e
alla fine si innamora e trionfa. Le è sempre piaciuto giocare davanti allo
specchio a "fare le facce" con la mamma, interpretando le espressioni del
viso come linguaggio delle emozioni e dei sentimenti. Per questo ho accolto
subito con entusiasmo il lavoro svolto alla scuola materna dalla dott.ssa Lo
Presti: Chiara poteva riconoscere, in un ambiente ancora nuovo e per tanti
aspetti così diverso dalla famiglia, uno dei giochi preferiti suoi e della
mamma, il nostro linguaggio privato. Sì, Chiara fin dai tre anni si studiava
allo specchio e si dimostrava sensibilissima ad ogni sfumatura delle
espressioni del mio viso, ma era anche una bambina timida e insicura con i
suoi coetanei ed in ambienti extra familiari. Il lavoro della dott.ssa Lo
Presti si è rivelato prezioso proprio nell'aiutare mia figlia nel comunicare
all'esterno ciò che provava, ad inserirsi con gli altri bambini, superando a
poco a poco l'esclusività del dialogo con la mamma. Questo supporto è stato
più che mai importante in un periodo particolare per mia figlia, quando
l'arrivo di un nuovo fratellino destava in lei tante nuove emozioni e
sentimenti, non tutti positivi o facili da decifrare. Il Progetto "For
Mother Earth" l' ha aiutata a non spaventarsi di fronte alla rabbia che la
gelosia le faceva sentire dentro, ma ad esprimerla… E ora accade spesso che
quando io, di fronte ai suoi capricci, non so più come gestire la
situazione, sia lei (5 anni) a dirmi: "Mamma, ora sono in crisi, sono
arrabbiata nera con tutti … più tardi ti dico quando mi è passata". Grazie a
tutte voi"
La mamma di Gian
Marco P.: "…..Gian Marco sa riconoscere non solo le sue emozioni
ma sa interpretare anche gli stati d'animo, nonché l'espressioni di noi
adulti. A questo proposito posso raccontare un episodio significativo
accaduto proprio quest'estate al mare.
Io e Gian Marco il pomeriggio solitamente facevamo il "pisolino", ma prima
che lui si addormentasse voleva parlare con me. Gli argomenti erano vari ma
lui con un sorrisetto ironico mi chiedeva spesso: "Raccontami quando ti
arrabbi, quando io e i miei fratelli disubbidiamo e non ascoltiamo ….!?" A
questo punto io gli ho chiesto: "Ma vedi sempre la mamma arrabbiata?"
Lui ha semplicemente risposto: "No, ti vedo anche felice e quando sei felice
hai i denti bianchi, ma più bianchi, bianchi!" Questo mi ha fatto capire
quanto i bambini "ascoltino" più le nostre espressioni che le nostre parole.
La mamma di Nicola
P.: "All'inizio non avevo collegato un atteggiamento inconsueto
di mio figlio con questo progetto: vedevo Nicola specchiarsi ogni volta che
provava una forte emozione, soprattutto quando veniva sgridato e piangeva.
Parlandone con le insegnanti, ho scoperto che la Dott.ssa Lo Presti, durante
le sue lezioni, faceva collegare ai bambini le loro emozioni ad
un'espressione del viso. Da allora, Nicola pone molta attenzione alle
espressioni mie e degli altri componenti delle famiglia, riuscendo a
comprendere i nostri stati d'animo in molte situazioni. Lui stesso fa capire
a noi, con vari atteggiamenti del viso, i suoi stati d'animo anche senza
parlare."
- Queste testimonianze sono state pubblicate in
Carmela Lo Presti - Barbara Quadernucci - L'ALLENAMENTO EMOTIVO PER I
NOSTRI BAMBINI NEI NIDI, A SCUOLA, A CASA a partire dai 2 anni - Vol.1 -
Documentazioni - Edizioni Era Nuova - 2004
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