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Esperienze in FAMIGLIA

SULLE EMOZIONI

La mamma di Gabriele A.: ".. Aver insegnato a Gabriele le diverse emozioni, il loro significato, il modo di esprimerle e di riconoscerle, il modo di disegnarle, è stata un'occasione per mettere il bambino in contatto con se stesso e una grande opportunità per l'inizio della conoscenza di sé e degli altri. Gabriele ha messo in relazione la "contentezza" con il bacio della mamma, oppure il "disgusto" con l'odore delle candele. Ha imparato a riconoscere la mia espressione se arrabbiata o sorridente ed ancora, a distanza di un anno, mi dice, guardandomi: "Mamma sei arrabbiata?"Quindi penso che il lavoro sulle emozioni sia stato molto efficace per un inizio di formazione del bambino e abbia avuto un contenuto pregnante di significato e di risvolti." 

La mamma di Sofia B.:"….Sono una persona con un ruolo importante e di grande responsabilità: far diventare adulta una creatura generata da me. Come per tanti genitori questo significava per me plasmare un essere informe, in un essere che corrispondesse a ciò che l'ambiente, la società, il mondo familiare desideravano. Sbagliavo, il mio ruolo è di accompagnare la persona che ho generato nel mondo, spiegandole l'ambiente, la società, ma senza interferire con chi è lei… Mi si chiedono le mie impressioni: ho vissuto questa esperienza nella prima fase stando a guardare, poi l'incontro con la dott.sa Lo Presti e il suo staff ad un Convegno mi hanno fatto comprendere quanto sopra esposto. ……….. l'esperienza vissuta mi ha permesso…. di riuscire a vedere la persona che ho generato (mi rendo conto di non chiamarla più convenzionalmente "mia figlia") come essere pensante, vivo, libero di esprimersi e perfettamente in grado di farlo, anche quando questo diventa stancante. Sarebbe più facile con la forza del ruolo imporle l'ora dei pasti, dei sonni, dei Giochi, ma mi rendo conto che….. senza imposizioni la vita familiare segue un ritmo che ha una sua regolarità.

Ho trovato questa esperienza non solo educativa, chiarificante, ma anche determinante nel rapporto tra la famiglia e un essere pensante (Sofia) di due anni e mezzo che si confronta quotidianamente con l'altro per vedere come è in grado di creare il proprio spazio vitale, senza accettare passivamente quello ritagliato dalla convenzione educativa millenaria. ….Spero che in futuro, quando si inizierà a sollevare il coperchio di uno scrigno così luminoso e puro, si possa proseguire per avere modo di trovarsi di fronte a esseri senza falsi e dolorosi tabù, che hanno il coraggio di esprimere se stessi, confrontandosi con esseri nelle stesse condizioni.

Grazie a tutto lo staff, alle Educatrici per avere trasmesso a noi e ai piccoli il principio sano e pulito dell'essere se stessi, nel rispetto dell'altro e a voi ideatrici del progetto per averci fornito i mezzi per incontrare i nostri figli."

La mamma di Benedetta C.: "Mentre osservo con più attenzione Benedetta che esprime le sue emozioni, e penso al percorso che realizzato nelle sue giornate al nido, divento più consapevole dello spessore che hanno per lei alcune smorfie, alcuni versi e alcune "parole" associate a determinate espressioni del volto…. Vedo che esprime in modo più incisivo alcune emozioni come il disgusto, la rabbia, la tristezza, la felicità del buono e del bello.
Il DISGUSTO lo esprime verbalmente con "Bleah! Bleah!!, associandovi l'espressione degli occhi che socchiude e il rifiuto con il gusto (se si tratta di alimenti non graditi) attraverso la lingua prontamente espulsiva. Da quando ha conquistato l'uso di alcune parole nuove, associa il tutto all'esclamazione "FIFO!" equivalente a "SCHIFO!". A volte questa parola diventa un interrogativo, laddove cerca informazioni da compagnetti, fratelli o sorella per evitare l'esperienza duretta, forse pericolosa: allora cerca lo sguardo, piega leggermente il volto verso il basso e indicando chiede "Fifo?", come dire "E' il caso che provo?".
La RABBIA è un' altra emozione che si distingue bene nelle sue espressioni. In questo caso lo sguardo diventa accigliato a lungo.., le guance si gonfiano un po' e la bocca si serra, il volto si piega verso il basso, per direzionare in modo più efficace lo sguardo. Ora che può aiutarsi con le espressioni verbali, rafforza il tutto dicendo "IO BIATA". E' recentissimo l'ulteriore incrociarsi delle braccia e, se fosse seduta, anche quello delle gambe. Tutto questo succede quando reagisce a qualche correzione, a qualche divieto, oppure quando vuole difendersi da minacciose invasioni di spazio, proprio per scongiurarle. Se nessuno recepisce qualcuno di questi segnali, scatta automaticamente il pianto.
La TRISTEZZA è un po' l'alternativa della rabbia, quando cioè vengono disattese le sue aspettative: la manifesta piegando completamente verso il basso la testa, lasciandosi cadere seduta a terra, sguardo nascosto e angoli della bocca rivolti verso il basso. La tristezza equivale al nascondimento soprattutto del volto.
La FELICITA' la esprime con grandi occhi e un grande sorriso. Questa è un'emozione che sempre cerca di condividere con gli altri: inizia a parlare a profusione, tentando improvvisate spiegazioni, aiutandosi con le manine che scandiscono con ritmo regolare le sue parole e cercando lo sguardo o comunque l'opinione dell'interlocutore.
Tutto questo è una grande conquista e un'importante crescita per Benedetta, perché esprimere questi sentimenti è un po' conoscersi e affermare la propria identità, riuscendo a "gestire" spazi a volte sconosciuti"

Cinzia, la mamma di M. F. D.: "..L'esperienza che ha vissuto lavorando sulle emozioni è stata per lei molto significativa in quanto ha imparato a dare un nome ai sentimenti, sia ai suoi, sia a quelli di chi le sta intorno. Discrimina infatti la felicità dalla tristezza, la rabbia dal disgusto. Ritengo che questo sia molto importante soprattutto in una società come l'attuale in cui prevale l'incompetenza emozionale. Dico questo perché insegno lettere, quindi quotidianamente sono in contatto con i ragazzi e osservandoli, constato che non riescono, il più delle volte, ad esprimere ciò che sentono veramente. Il lavoro che Maria Francesca ha portato avanti ha dimostrato che è proprio fin da piccoli che questa competenza emozionale può essere appresa, diventando così molto più significativa. Oggi le è naturale esprimere ciò che sente o riconoscere ciò che prova chi è con lei e questo è molto importante sia per la formazione della sua personalità che dei rapporti interpersonali. Ringrazio tutte le Educatrici che hanno portato avanti questo lavoro e auguro che esso possa essere ripetuto."

La mamma di Sofia E.:"Quando guarda un libro si lascia coinvolgere molto dalle figure, ad esempio nel libro "Il Mago di Oz", quando Dorothy piange davanti alla strega, Sofia di fronte all'immagine prima ha fatto la faccia triste e poi quella arrabbiata e ha iniziato a picchiare la strega."
La mamma di Francesco F.: "Francesco urlava e scalpitava come un cavallino imbizzarrito: "Cos' hai" chiedo io, e lui "Sono arrabbiato!". Rimasi di stucco: mio figlio di due anni e mezzo era già così consapevole delle proprie emozioni? Veramente ero un po' scettica quando la maestra Teresa diceva che già a questa tenera età i bimbi possono conoscere e prendere coscienza dei propri stati d'animo nelle varie situazioni, iniziando quella difficile conoscenza di sé così importante per tutti. E allora penso alla mia vita e a quella di tante persone della mia età e mi chiedo se un'educazione alle emozioni come quella che ha avuto mio figlio mi avrebbe consentito di non fare tanti errori dovuti appunto a questa limitata consapevolezza del proprio mondo interiore e ringrazio dal profondo del mio cuore queste insegnanti che con le loro attività hanno aiutato mio figlio nel compito più difficile."
La mamma di Stavri M.: "…Tante volte a casa, quando mio figlio mi faceva arrabbiare, io lo sgridavo e lui dopo un po' mi diceva "Mamma adesso fammi la faccia contenta" ed io ero contenta che mi chiedeva questa cosa."
Marina, la mamma di L. S.: "Io e Letizia abbiamo vissuto l'esperienza dell' "EMOZIONIDO", due anni fa: infatti anche io ho preso parte al progetto rivolto ai genitori sull'intelligenza emotiva al nido. Ora Letizia ha quattro anni e ogni tanto, quando gioca, fa riferimento, con termini esatti, alle sue e alle altrui emozioni. Quando disegna, a volte, spiega l'emozione del soggetto rappresentato: è sorridente, arrabbiato, triste, e ne rappresenta i tratti del viso. Inoltre le piace giocare con le Carte costruite durante il corso (si tratta delle Carte delle emozioni nella prima versione - NDR) e con le quali ha lavorato con le sue Educatrici: raggruppa, elenca ed imita le varie categorie di emozioni, anche se la sua preferita rimane "Bleah!", quella del disgusto."
Romana, la mamma di T. T.: ".. L'attività svolta riguardo alle "emozioni" è stata molto interessante. I Bambini, dalle Foto viste e dai loro disegni, sono stupendi e riescono sempre a sorprendere noi adulti che forse, a volte, limitiamo il loro esprimersi…"

La mamma di Angela B.: "Il laboratorio a cui ha partecipato mia figlia Angela è stato sicuramente un momento importante per una crescita equilibrata. Soprattutto in questo secondo anno, in diverse occasioni Angela ci ha sorpreso intervenendo con espressioni del viso e comunicazioni verbali che evidenziavano un percorso di crescita sul riconoscimento delle emozioni da lei stessa provate. Dopo un lavoretto per il papà (si riferisce all’”EMOZIOMETRO”, un gioco proposto per il 2° livello di Alfabetizzazione e che trovi in “Alfabetizzazione 2 – Il Manuale dell’Allenatore” - NDR), per lungo tempo autonomamente interpellava il padre per conoscere il suo stato d'animo al ritorno dal lavoro. Anche a seguito di crisi di rabbia, è riuscita a dare autonomamente una spiegazione del suo stato d'animo."

La mamma di Aurora B.: "…secondo me il progetto sull'emotività dei bambini da lei diretto è stato molto interessante sia per loro (i bambini) sia per noi genitori. Aurora, per esempio, riconosce abbastanza bene le varie espressioni del viso sia su delle foto (giornali ecc.), che guardandosi allo specchio; sia quando piange per capricci, oppure quando vuole abbracciarmi davanti allo specchio, dicendomi che mi vuole "benissimo", con la faccia felice. Una mattina la nonna le ha chiesto cosa avesse, perché era silenziosa. Aurora le ha risposto: "Nonna non vedi la mia faccia, è molto triste perché ancora non mi hai dato il bacio del buongiorno". Secondo me è importante che i bambini riconoscano in loro la tristezza, la rabbia per capirla meglio e saper gioire delle cose più piccole."

La mamma di Sabrina C.: "Mi dispiace profondamente che questo Progetto non sia adottato per tutte le fasce d'età, dal primo anno di scuola dell'infanzia in poi."
I genitori di Gianmarco C.: "…Nostro figlio anche durante le vacanze estive andando davanti allo specchio si osservava e, senza volersi far vedere da noi, mimava alcuni stati d'animo del tipo:"sorridente, triste, arrabbiato", (ed è proprio quest'ultima che gli riesce meglio). Di nuovo domandava: "così sono arrabbiato"?, e "così… sono felice?" (con un sorriso immenso)… …riteniamo questo Progetto interessante, in quanto profondo e ottimo per questa fase di crescita, importante per essere se stessi nella vita. Riteniamo quindi il Progetto valido, visti i miglioramenti fatto a livello introspettivo da Gianmmarco."

La mamma di Chiara F.: "Riguardo in videocassetta la faccina di mia figlia che mima lo stupore, la paura, la gioia o la tristezza e non posso fare a meno di sorridere. Le è sempre piaciuto recitare, drammatizzare le favole che insieme inventiamo ed interpretare i ruoli dell'eroina che piange, lotta e alla fine si innamora e trionfa. Le è sempre piaciuto giocare davanti allo specchio a "fare le facce" con la mamma, interpretando le espressioni del viso come linguaggio delle emozioni e dei sentimenti. Per questo ho accolto subito con entusiasmo il lavoro svolto alla scuola materna dalla dott.ssa Lo Presti: Chiara poteva riconoscere, in un ambiente ancora nuovo e per tanti aspetti così diverso dalla famiglia, uno dei giochi preferiti suoi e della mamma, il nostro linguaggio privato. Sì, Chiara fin dai tre anni si studiava allo specchio e si dimostrava sensibilissima ad ogni sfumatura delle espressioni del mio viso, ma era anche una bambina timida e insicura con i suoi coetanei ed in ambienti extra familiari. Il lavoro della dott.ssa Lo Presti si è rivelato prezioso proprio nell'aiutare mia figlia nel comunicare all'esterno ciò che provava, ad inserirsi con gli altri bambini, superando a poco a poco l'esclusività del dialogo con la mamma. Questo supporto è stato più che mai importante in un periodo particolare per mia figlia, quando l'arrivo di un nuovo fratellino destava in lei tante nuove emozioni e sentimenti, non tutti positivi o facili da decifrare. Il Progetto "For Mother Earth" l' ha aiutata a non spaventarsi di fronte alla rabbia che la gelosia le faceva sentire dentro, ma ad esprimerla… E ora accade spesso che quando io, di fronte ai suoi capricci, non so più come gestire la situazione, sia lei (5 anni) a dirmi: "Mamma, ora sono in crisi, sono arrabbiata nera con tutti … più tardi ti dico quando mi è passata". Grazie a tutte voi"

La mamma di Gian Marco P.: "…..Gian Marco sa riconoscere non solo le sue emozioni ma sa interpretare anche gli stati d'animo, nonché l'espressioni di noi adulti. A questo proposito posso raccontare un episodio significativo accaduto proprio quest'estate al mare.
Io e Gian Marco il pomeriggio solitamente facevamo il "pisolino", ma prima che lui si addormentasse voleva parlare con me. Gli argomenti erano vari ma lui con un sorrisetto ironico mi chiedeva spesso: "Raccontami quando ti arrabbi, quando io e i miei fratelli disubbidiamo e non ascoltiamo ….!?" A questo punto io gli ho chiesto: "Ma vedi sempre la mamma arrabbiata?"
Lui ha semplicemente risposto: "No, ti vedo anche felice e quando sei felice hai i denti bianchi, ma più bianchi, bianchi!" Questo mi ha fatto capire quanto i bambini "ascoltino" più le nostre espressioni che le nostre parole.

La mamma di Nicola P.: "All'inizio non avevo collegato un atteggiamento inconsueto di mio figlio con questo progetto: vedevo Nicola specchiarsi ogni volta che provava una forte emozione, soprattutto quando veniva sgridato e piangeva. Parlandone con le insegnanti, ho scoperto che la Dott.ssa Lo Presti, durante le sue lezioni, faceva collegare ai bambini le loro emozioni ad un'espressione del viso. Da allora, Nicola pone molta attenzione alle espressioni mie e degli altri componenti delle famiglia, riuscendo a comprendere i nostri stati d'animo in molte situazioni. Lui stesso fa capire a noi, con vari atteggiamenti del viso, i suoi stati d'animo anche senza parlare."

Queste testimonianze sono state pubblicate in
Carmela Lo Presti - Barbara Quadernucci - L'ALLENAMENTO EMOTIVO PER I NOSTRI BAMBINI NEI NIDI, A SCUOLA, A CASA a partire dai 2 anni - Vol.1 - Documentazioni - Edizioni Era Nuova - 2004
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