Aprile 2011
POLITICA E SPIRITUALITA’
Politica spirituale: approcci innovativi
di Corinne McLaughlin
estratto da un
articolo del 2005 di Corinne McLaughlin, autrice con Gordon Davidson di
Spiritual Politics
www.visionarylead.org
Spiritualità? Politica? Come si può parlare di queste due cose
insieme?
La maggior parte delle persone direbbe che si può essere un
ricercatore spirituale o un attivista politico, ma mai entrambi. Per chi
è intrappolato nel pensiero dualistico, "o/o", la politica e la
spiritualità sembrano due mondi separati - due arene diverse che non
devono mai essere mescolate se non vogliamo che producano risultati
letali - come vediamo oggi, con alcuni politici che tentano di imporre
le loro credenze religiose su tutti gli altri tramite le politiche
pubbliche.
Ma c'è una grande differenza tra la spiritualità e la religione.
"Religione" si riferisce ad una istituzione organizzata e alla comunità
dei credenti, con dogmi e pratiche specifiche. Ma la spiritualità si
riferisce alla propria vita interiore, centrata su una morale, in
relazione al Trascendente. Riguarda le qualità dello spirito umano, come
l'amore e il coraggio. La religione può aiutare una persona ad essere
spirituale, ma la spiritualità non dipende dalla religione.
Nella pratica reale, la vera spiritualità può nobilitare la politica
e la politica può dare concretezza alla spiritualità. La spiritualità
può aiutare le persone a lasciare fuori l’ego e la ricerca di potere e a
mettersi veramente al servizio del bene degli altri. La politica può
fornire un arena pratica di applicazione di principi spirituali come la
compassione, così come fornisce un feedback immediato quando qualcuno
non agisce come parla - se le sue parole sono più pie delle sue azioni.
Portare in politica valori spirituali come l'altruismo e il coraggio può
bilanciare l'immenso potere degli interessi finanziari di influenzare la
politica, e compensare il cinismo e l'apatia di gran parte del pubblico.
Gandhi non ha avuto difficoltà a mettere insieme la sua spiritualità
e la politica. Egli disse: "Non potrei condurre una vita religiosa se
non mi fossi identificato con l'intera umanità, e non avrei potuto fare
questo a meno di prendere parte alla politica."
Ma per quanto riguarda la separazione tra Stato e Chiesa in questo
paese (gli USA, n.d.t.)? Come dice il deputato Dennis Kuncinich:
"I nostri Padri Fondatori non intesero mai implicare che dovremmo
separare ... le azioni di governo dai principi spirituali." Né essi
intesero che si debba evitare di discutere le idee spirituali nella
sfera pubblica. La loro intenzione fu solo che la Stato non imponesse
convinzioni religiose ai cittadini o interferisse nella pratica della
religione.
Oggi le persone anelano ad una politica basata spiritualmente e
guidata da valori morali, una politica che non faccia appello solo a
interessi personali e non metta un gruppo contro un altro. Essi cercano
un tipo di discorso politico che parli ai loro valori più profondi come
esseri umani, che fornisca un maggiore senso di comunità e un fine
trascendente come nazione, che ci offra una visione più alta della vita
pubblica e servizio per il bene comune - piuttosto che sia rivolta solo
all'avidità e alla brama di potere.
Come possiamo riconoscere una politica basata spiritualmente? Qui ci
sono alcune qualità fondamentali:
· Il coraggio di battersi per particolari obbiettivi
· Onestà e integrità, "le parole nei fatti"
· Assenza di inflazione dell’ego e di manipolazione degli altri
· Equità e giustizia
· Non-violenza e mezzi pacifici
· Compassione per le persone svantaggiate
· Servire il bene di tutti, piuttosto che interessi personali
· Rispetto e civiltà verso gli avversari
· Collaborazione e partnership
· Pensiero basato sull’interezza dei sistemi - la comprensione di
come tutto è interconnesso
· Fare affidamento sull’intuizione interiore e la guida interiore
· La fede in un Potere Superiore, Dio, lo Spirito, l'Universo, ecc
Marzo 2011
Il cervello nella scuola
di
Adriana Rumbolo
[La responsabilità del contenuto degli articoli pubblicati a nome di
altri Autori è interamente degli Autori a firma]
Ciao
Carmela , provvedo a inviarti l'articolo con la firma. L'articolo
riguarda un mia esperienza come psicopedagogista in alcune classi di
scuole pubbliche del comune e della provincia di Firenze con studenti di
12/16 anni. L'esperienza è durata 10 anni con circa 1300 ragazzi (96/97
97/07 ). Avevo con ogni classe 6 incontri ospite dell'insegnante che mi
affiancava e gli incontri erano intervallati da 2 o 3 settimane in
modo da coprire quasi metà dell'anno scolastico. Il programma "Prendi
coscienza di te " era ispirato ai risultati delle neuroscienze specialmemte
alle emozioni.
I ragazzi
hanno capito tutto con facilità e hanno molto apprezzato di poter
dialogare
I risultati
nel comportamento e nell'apprendimento sono sensibilmente migliorati. Ho
avuto incontri anche con i genitori
Ciao , Adriana
[15/06/2009]
Tutto è cominciato in una tranquilla mattina di novembre.
Una classe aspetta pronta alla difesa di immagine: perché questi
incontri? Non siamo mica matti! Noi non abbiamo problemi!
Di colpo la novità: non sarebbero stati sottoposti a test, né
osservati, giudicati, catalogati, ma gli sarebbe stato offerto un mare
di informazioni “scientifiche” sul cervello, dove ognuno avrebbe potuto
attingere a seconda dei propri bisogni, dei dubbi da chiarire, delle
curiosità a cui rispondere e con il diritto alla parola.
Sì, gli è stato anche detto che tutto sarebbe avvenuto nel
rispetto delle regole di una buona convivenza: l’ hanno trovato un patto
accettabile.
E la storia del cervello è iniziata: interessante, veloce, con
precisi riferimenti alle funzioni che svolgeva via via che proseguiva
nel suo percorso antropologico. (La teoria dei tre cervelli di Paul
MacLean: il cervello rettile, emotivo, neocorteccia o cervello
pensante).
Un documentario sull’evoluzione umana, divulgato in televisione
da Piero Angela, racconta quando l’ uomo pianse per la prima volta alla
morte della compagna.
Forse è stato il “vagito” del cervello emotivo, oppure no, ma è
stato bello immaginarlo.
I ragazzi stentano a credere che le loro emozioni, a cui non
attribuivano né un’esistenza né un nome, abbiano sede soprattutto nel
cervello e che tutti le abbiano.
"Ah! Si chiamano emozioni!" quelle reazioni a volte chiare, a
volte confuse, a volte incontrollabili: scatti improvvisi di rabbia,
entusiasmo ingestibile, timidezza insuperabile, paure, desideri "tutto e
subito", aggressività esplosiva che spaventa e il bisogno sempre e
comunque di comunicare.
… E le emozioni, come si mostrano?
Scrive Damasio: "Le
emozioni usano il corpo come teatro…".
Capita proprio in classe un episodio che ci aiuta a comprenderlo.
Entrano due ragazzi di una sezione diversa per dare una informazione.
Una studentessa alla vista dei due e in particolare di uno dei
due, scompare dentro il banco. Quando, finita la comunicazione, i
ragazzi se ne vanno, la studentessa dai lunghi capelli ricci, riemerge
tutta rossa in volto.
I compagni ridono, ma vengono subito bloccati, perché c’è una
dimostrazione in corso: la visibilità della grande emozione è espressa
in parte dal rossore del viso della fanciulla, rossore che da quel
momento avrà il diritto di cittadinanza tra i banchi di scuola.
Poi nella studentessa ci sarà un rientro dell’emozione che la
coscienza trasformerà in sentimento. Era arrivato il momento di parlare
specificatamente delle emozioni primarie: paura, rabbia, tristezza,
gioia, disgusto, sorpresa.
Queste inclinazioni biologiche presenti fin dalla nascita e forse
anche prima, necessarie alla sopravvivenza e protagoniste della
comunicazione, non sfuggono all’influenza dell’esperienza personale
della cultura.
Proprio nella socializzazione potrebbero verificarsi sofferenze
emozionali che potrebbero esprimersi in indifferenza, disinteresse,
inattività, comportamenti a rischio per se stessi e gli altri, disturbi
della memoria e del giudizio.
Scrive LeDoux: "Ci vuole
igiene emotiva per conservare la salute mentale e i disturbi mentali
riflettono per lo più un ordine emotivo infranto".
Ora per i ragazzi è facile collegare i "disordini emozionali" e
tanti loro malesseri. Ecco perché mi sudano le mani, ecco perché sbatto
gli occhi, ecco perché non riesco a riportare per il cambio un acquisto
difettoso e le tante paure sociali: paura di perdere il proprio passato
(sindrome di Pollicino), paura di non essere all’altezza delle
aspettative degli altri… paura di non poter dire la propria opinione o
di non potersi ribellare a qualcosa o a qualcuno etc.
Scrive uno studente di 15 anni:
"la paura sociale è quella cosa che primeggia nei nostri cervelli…"
Finalmente prendendo coscienza di sé è come se fossero entrati
nel loro castello dove la conoscenza scientifica ha sostituito
l’elettricità.
Scriveva Pirandello: "E la
chiaria cresceva, cresceva…".
E poi la neocorteccia.
Ai ragazzi è stata descritta come un casco, termine a loro
familiare, che avvolge il cervello con numerose e profonde pieghe e ha
anche questo compito meraviglioso: raccogliere tutte le nostre
conoscenze, le nostre esperienze.
Però il cervello non può fissare tutti i dati che gli arrivano,
sono troppi.
La memoria allora a seconda della qualità e della quantità
emotiva del dato in corso, tratterrà il ricordo per una manciata di
secondi (memoria sensoriale) o per una ventina di minuti (memoria breve)
o per tutta la vita memoria a lungo termine): in questo modo si formerà
il nostro sapere.
Le nuove conoscenze li avevano rassicurati e l’autostima era
cresciuta.
Il pensiero si intreccia con l’emozione e le emozioni scorrono
nel corpo nell’inscindibilità mente-corpo e poi tutta l’unità
mente-cervello-corpo può favorire una vita più cosciente e piena e
soprattutto nei soggetti in crescita la prevenzione di varie forme di
disagio che spesso avvicinano i ragazzi a scorciatoie facili e
facilmente disponibili: alcool, droga, piccola criminalità etc.
Ora i ragazzi scrivevano sulla lavagna
relazionare = esistere.
Bibliografia
A.R.Damasio "Emozione e Coscienza"Adelphi
J.LeDoux "Il cervello emotivo"Baldini Castaldi Dalai editore
L. Pirandello "Novelle per un anno"A. Mondatori editore
A.Rumbolo "Io non ti salverò"Ed.
Del Cerro
Sitografia:
Parallel Memories: Putting Emotions Back Into The Brain
A Talk With Joseph LeDoux [2.17.97]
http://edge.org/3rd_culture/ledoux/ledoux_p1.html [1]
CNFA - Center for Neuroscience of Fear and Anxiety
www.cns.nyu.edu/CNFA/ [2]
LeDoux Laboratory
www.cns.nyu.edu/home/ledoux/ [3]
António Rosa Damásio
www.usc.edu/programs/neuroscience/faculty/profile.php?fid=27 [4]
Brain and Creative Institute - University of California
www.usc.edu/schools/college/bci/ [5]
Source URL:
http://www.lswn.it/miscellanea/articoli/il_cervello_nella_scuola
Links:
[1] http://edge.org/3rd_culture/ledoux/ledoux_p1.html
[2] http://www.cns.nyu.edu/CNFA/
[3] http://www.cns.nyu.edu/home/ledoux/
[4] http://www.usc.edu/programs/neuroscience/faculty/profile.php?fid=27
[5] http://www.usc.edu/schools/college/bci/
Gennaio 2011
LIBERI DI ESSERE
“Hai mai visto dei bambini usare un CD-ROM per giocare a qualche
videogame al computer?... Ti sei mai chiesto come riesce il computer a
rispondere a ogni mossa che il bambino fa con il joystick?... E’ tutto
già sul disco. Il computer sa come rispondere perché ogni possibile
mossa è stata già inserita nel CD-ROM, insieme alla risposta
appropriata… Immagina che la Ruota Cosmica sia il CD-ROM. Tutti i risultati esistono
già. L’universo aspetta soltanto di vedere quale sceglierai questa
volta. E quando appare la scritta ‘game over’, che tu abbia vinto o
perso, l’universo ti chiede: ‘Vuoi fare un’altra partita?’… Tutti i
risultati esistono già, e quello che sperimenterai dipende dalle scelte
che fai… In molti modi la vita è come un CD-ROM. Tutte le possibilità sono già
state previste. A voi tocca scegliere quale volete sperimentare… L’universo vi fornisce soltanto un campo d’ esperienza, una serie di
fenomeni oggettivi. E voi decidete come etichettarli. L’universo è un sistema di fenomeni fisici, ed è enorme, infinito… Hai già sperimentato tutto. Se non in questa vita, in quella precedente,
o in quella prima ancora… Non avete soltanto sperimentato tutto, siete tutto. Siete Tutto Ciò Che
Esiste… State semplicemente ricordando tutto ciò che siete, e scegliete la
porzione di quel tutto che preferite sperimentare in questo momento, in
questa vita, su questo pianeta, in questa forma fisica… Il modo più significativo in cui puoi applicare consapevolmente la tua
nuova comprensione, è quello di essere la causa della tua esperienza, e
non limitarti a subirne gli effetti.”
da Neale Donald Walsch – CONVERSAZIONI CON DIO – vol. 3°
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Gennaio 2011
Vai fuori a giocare…
“Vai fuori a giocare”, disse Dio “Ti ho dato universi da usare come campi nei quali correre libero… e prendi questo e avvolgitelo intorno. Si chiama Amore e ti terrà sempre, sempre al caldo. E le stelle. Oh il sole, la luna e le stelle! Guarda queste cose spesso perché ti ricordano
della tua stessa Luce. E gli occhi. Guarda negli occhi di ogni amante, guarda negli occhi di ogni amante, guarda negli occhi di ogni altro perché loro ti hanno dato i loro universi come campi nei quali correre libero. Ecco ti ho dato tutto quello di cui hai bisogno. Adesso vai, vai, vai fuori a giocare!”
Em Claire
www.emclairepoet.com Traduzione di Daniele Pacini In Neale Donald Walsch “I segreti dell’Essere” – Video-corso in 8 volumi
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Gennaio 2011
Per Essere una BUONA RELAZIONE…
…Io dico la mia verità a me stessa su me stessa
…Io dico la mia verità su me stessa agli altri
…Io dico la mia verità a me stessa sugli altri
…Io dico agli altri la mia verità su se stessi
…Io dico la mia verità a tutti su tutto
…Io dico la mia verità addolcendo le parole con la pace
…Io esprimo la mia verità appena la conosco
in modo da essere totalmente in vista in ogni momento senza nessun piano
nascosto
Ho ripreso il testo modificandolo in qualche parte dal Ritiro di Neale Donald Walsch
“Essere più felici di Dio”
Carmela
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Gennaio 2011
L’Essere Umano: pensieri per riflettere e
per agire
Ogni Essere Umano è un è l’unione sacra tra Spirito e Materia.
Ogni Essere Umano è come un seme: al di là dei suoi comportamenti,
racchiude qualità innumerevoli che richiedono un ambiente affettivo,
accogliente e sicuro per potere germogliare e fiorire.
Ogni Essere Umano non è il suo comportamento ed e’ molto più di ciò che
pensa di essere.
Ogni Essere Umano ha tutte le risorse necessarie per farcela in ogni
difficoltà.
Ogni Essere Umano e’ un essere creativo.
Ogni Essere Umano sta facendo del suo meglio, secondo le scelte che
crede di avere a sua disposizione.
SE TROVI CONVINCENTI QUESTI PENSIERI, IMPEGNATI A VIVERLI AD UNO AD UNO.
APPLICALI A TE STESSA, A TE STESSO E AGLI ALTRI.
POI, POSSERVA COSA SUCCEDE…
Carmela
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Ottobre 2010
IMPARARE A VIVERE CON INTELLIGENZA EMOTIVA
E’ ricorrente sentire dire “stai sprecando tempo”, “stai
perdendo tempo”, “stai utilizzando male il tuo tempo” … o “non ho
tempo”, “ho poco tempo”, “non c’è tempo”…
In funzione dello sviluppo dell’Intelligenza Emotiva è necessario
FARE PACE CON IL TEMPO.
Il Tempo, come la Vita, per me è un grande valore, ha un grande
valore.
Il mio invito a tutti coloro che operano perché i bambini possano
crescere in modo sano ed armonioso è
-
di dedicarlo
alle cose che hanno veramente valore;
-
di prenderselo per le cose che veramente contano e lasciano un
segno positivo.
©
DEDICHIAMO TEMPO AD ASCOLTARE I BAMBINI: possiamo insegnare
loro, solo se impariamo ad ascoltarli, per conoscerne il mondo, anche
quello interiore delle emozioni. PRENDIAMOCI IL TEMPO PER CONOSCERCI.
©
DEDICHIAMO TEMPO A PARLARE CON LORO: parlare con i bambini e non
solo dei bambini è fondamentale per creare una relazione che, a questa
età, è indispensabile che sia prima di tutto affettiva e poi educativa.
PRENDIAMOCI IL TEMPO PER STARE BENE INSIEME.
©
DEDICHIAMO TEMPO AL RISPETTO DI TUTTI: ogni bambino ha il suo
tempo e i suoi ritmi, per camminare, parlare, diventare autonomo,
relazionarsi con gli altri, imparare, crescere. PRENDIAMOCI IL TEMPO
PER RISPETTARE I TEMPI INDIVIDUALI.
©
DEDICHIAMO TEMPO A DARCI TEMPO: per ri-scoprire insieme ai
bambini il piacere e la bellezza delle piccole cose, dei tempi lenti nel
fare le cose; per contemplare quello che ci circonda; per apprezzare e
gustare la vita a piccoli morsi, non ingoiandola in un sol boccone; per
percorrere nuovi sentieri e andare incontro a nuovi paesaggi.
PRENDIAMOCI IL TEMPO PER ESPLORARE LA VITA.
©
DEDICHIAMO TEMPO A FARE SCELTE INSIEME: per organizzare insieme
spazi e momenti di libertà, in cui adulti e bambini possono vivere la
responsabilità di quello che hanno scelto. PRENDIAMOCI IL TEMPO PER
EDUCARE ALLA LIBERTÀ E ALLA RESPONSABILITÀ.
©
DEDICHIAMO TEMPO A GIOCARE: è il modo in cui i cuccioli di tutte
le specie si esprimono, comprendono e apprendono le regole, imparano a
relazionarsi, capiscono il mondo. Non solo il gioco organizzato, ma
anche e soprattutto quello libero. PRENDIAMOCI IL TEMPO PER IMPARARE
DIVERTENDOCI.
©
DEDICHIAMO TEMPO A CAMMINARE INSIEME: camminare con un bambino,
ci porta a fare piccoli passi, passi lenti; ci fa fermare per osservare,
raccogliere, scoprire mondi nel mondo; ci fa vivere nel qui e ora, come
solo i bambini sanno fare in modo meraviglioso. PRENDIAMOCI IL TEMPO PER
VIVERE QUI E ORA.
©
DEDICHIAMO TEMPO A CRESCERE: il nostro futuro nasce da quello
che seminiamo nel presente di ogni istante . PRENDIAMOCI IL TEMPO PER
DARE TEMPO E SPAZIO AL NOSTRO PRESENTE.
©
DEDICHIAMO TEMPO A CIO’ CHE HA VERAMENTE VALORE: i tempi
burocratici, i regolamenti calati dall’alto nell’interesse esclusivo
dell’efficienza, i programmi rigidi che hanno dimenticato i bambini
reali con i loro ritmi, tempi, bisogni, valgono molto meno della qualità
della vita dei bambini, delle esperienze formative umane che sono alla
base di quelle scolastiche e non viceversa. PRENDIAMOCI IL TEMPO PER
FARE SCELTE DI VALORE.
Questa visione del tempo e questa relazione con il tempo creano
l’atteggiamento interiore adatto per sviluppare l’ INTELLIGENZA EMOTIVA,
un insieme di abilità fondamentali per contribuire a costruire un mondo
a cui si voglia appartenere, in cui la vita e le relazioni siano di
qualità e la qualità della vita sia una realtà.
"Oggi e’
proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto
seriamente le emozioni. Le nuove scoperte scientifiche sono
incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di aumentare
l'autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri
sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere
perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare le nostre capacità
di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire
legami sociali - in altre parole, se presteremo attenzione in modo più
sistematico all'intelligenza emotiva - potremo sperare in un futuro più
sereno." Daniel Goleman - INTELLIGENZA EMOTIVA
"… I nostri
studi dimostrano che i figli emotivamente allenati ottengono migliori
risultati a scuola, stanno meglio in salute e stabiliscono relazioni più
positive con i coetanei. Hanno anche minori problemi di comportamento, e
riescono a recuperare più rapidamente dopo esperienze negative.
L'intelligenza emotiva che hanno acquisito permette loro di essere più
preparati ad affrontare i rischi e le sfide che li attendono nella
vita." John Gottman e Joan Declaire - INTELLIGENZA EMOTIVA PER UN FIGLIO
Carmela
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Settembre 2010
Il mondo salvato dagli ecobambini
Educando i bambini, si educano anche i loro genitori
Nelle scuole un
manuale per educare al «buon uso» della Terra
SARA RICOTTA VOZA
MILANO
Potenzialmente
molto inquinanti per via dei tanti desideri (propri o indotti) e del
discreto sostegno di genitori troppo esausti per dire tutti i no che ci
vorrebbero, i bambini sono comunque la migliore e forse l’ultima risorsa
su cui fare realisticamente affidamento per proteggere il pianeta.
Educando loro, si può perfino pensare di riuscire a educarne i genitori,
specie quelli più arroccati su stili di vita semplicemente
«insostenibili». Saranno i pargoli stessi a spiegarglielo, dopo aver
letto a scuola il libro «Tondo come il mondo» (Giunti Progetti
Educativi) che verrà distribuito a 50 mila alunni delle classi III, IV e
V primaria che ne faranno richiesta (scrivendo a: tondocomeilmondo@ellessedu.com;
proed.concorsi@giunti.it).
Scritto da
Cristina Gabetti e illustrato da Piero Corva, il libro fa parte di un
più ampio progetto di educazione ambientale sostenuto da Nino Tronchetti
Provera (presidente e fondatore del fondo Ambienta, in Italia il primo
specializzato nel settore ambientale). Il progetto verrà portato avanti
durante l’anno con contorno di esperimenti, test e anche di un concorso
con eco-premi di tutto rispetto: modellini di veicoli solari, biciclette
in materiali rinnovabili e, come superpremio per la scuola vincitrice,
una stufa a ecopallet completa di combustibile.
Il libro farà
anche da filo conduttore a una eco-caccia al tesoro che l’autrice
condurrà sabato e domenica mattina al Festival della Mente di Sarzana.
«La caccia al tesoro segue l’andamento del libro», spiega Cristina
Gabetti, autrice di altri manuali di eco-condotta e nota al grande
pubblico come inviato della rubrica «Occhio allo spreco» di Striscia la
Notizia.
«Tutto si
svolge in modo “rotondo” come suggerisce il titolo, per spiegare che
ogni forma vivente è interconnessa». Nel senso che ciò che gira alla
fine torna come un boomerang; e se son masse di rifiuti...
«Quando si arriva al capitolo delle energie e poi a quello dedicato ai
rifiuti, la qualità delle nostre scelte e le abitudini di vita meno
“rotonde” saltano subito all’occhio e si intuisce che è lì che dobbiamo
concentrare i nostri sforzi».
Fare la
differenziata così diventa un gioco con tanto di gara a separare i
rifiuti e nella caccia i «tesori» sono oggetti costruiti con materiali
riciclati e donati da Re Mida, il primo e più importante Centro di
Riciclaggio creativo in italia.
Il libro è
pieno di quiz (tipo quello che vedete a fianco), indovinelli, nozioni
passate in forma ludica. Le notizie (cattive) sul pianeta vengono date
sì, ma senza toni allarmistici. «L’obiettivo è rassicurare i bambini,
non terrorizzarli. C’è infatti sempre un riferimento a persone che si
danno da fare per salvare la Terra». Persone che in futuro potrebbero
essere proprio loro, i bambini ben eco-educati di oggi.
I consigli
sono sempre per azioni «a misura di bambino», così come quelli contenuti
nei libri precedenti erano per adulti. Chissà se son più ricettivi i
grandi o i piccoli. «I piccoli senz’altro. Per loro la cura
dell’ambiente non è un fatto intellettuale, ma del cuore. Gli adulti
hanno bisogno di avere dati e numeri, ai bimbi basta dare un buon
motivo: tipo che la natura è meravigliosa e va protetta».
Quindi alla fine sono anche meno «inquinanti» degli adulti. «Sono
esattamente il contrario, pura energia rinnovabile!».
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/315222
GLI OCCHI DELL’ANIMA
Gli occhi dell’Anima leggono significati in quello che, dimenticando
Chi Siamo, risulta privo di senso
Gli occhi dell’Anima vedono la Bellezza e l’Armonia, lì dove,
dimenticando Chi Siamo, scorgiamo solo caos e sperimentiamo paura
Gli occhi dell’Anima riconoscono Valori e Tesori, lì dove,
dimenticando Chi Siamo, scorgiamo solo un immenso vuoto
Gli occhi dell’Anima vedono quello che, dimenticando Chi Siamo, non
riusciamo più a vedere…
Carmela
La Pace
La Pace non è un posto dove andare, non si trova da qualche parte.
O meglio, si può trovare nel luogo più privato e nascosto che ci sia,
dentro di noi. Ma non basta e non serve se poi, “usciti” da quel luogo,
a contatto con gli altri, seminiamo guerra. Non la Guerra Mondiale, ma
tante piccole, interminabili guerre.
Piuttosto si costruisce giorno dopo giorno, ora dopo ora, ovunque ci
troviamo, mantenendoci a contatto con quel luogo interiore, rimanendo
“dentro” quel luogo, pur essendo fuori, nel mondo.
E ci sono infiniti modi per contribuire a costruirla, diversi a
seconda della cultura, della tradizione, della spiritualità. Non c’è un
modo migliore di altri. Ci sono soltanto tanti modi diversi.
Quale è stato il tuo contributo alla pace, oggi?
Sto parlando della pace di cui sei responsabile nella tua vita di
tutti i giorni, a casa, al lavoro, quando ti diverti…
E in questo momento cosa stai facendo per la pace?
Cosa hai in mente di fare domani?
Ogni momento è buono, anche adesso…
Allora? Cosa hai deciso di fare adesso per la pace?
Mettilo in atto subito, la pace non può più aspettare.
Carmela
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Luglio 2010
Le sorprese dell'empatia: "Ecco come il dolore altrui diventa il mio"
FRÉDÉRIQUE DE VIGNEMONT
INSTITUT JEAN NICOD-CNRS - PARIGI
Il dolore ha una natura duplice: è al tempo stesso un'esperienza
sensoriale e affettiva. A livello sensoriale si può sentire l'intensità
del dolore e quale parte del corpo sia colpita. A livello affettivo ci
si rende conto di quanto sia sgradevole. Dal punto di vista neurologico,
poi, quella che si definisce la «matrice del dolore» comprende due reti
cerebrali specializzate: la componente sensoriale e la componente
affettiva. A volte sono dissociate, come nella sindrome dell'asimbolia
del dolore: i pazienti percepiscono il male, ma non manifestano le
reazioni emotive appropriate.
Che cosa accade, allora, quando si vede un amico contorcersi dal dolore
o quando si sente un bambino piangere dopo una caduta? Non solo ci
rendiamo conto della loro sofferenza, in un certo senso la sperimentiamo
anche noi. Ma che cosa significa condividere il dolore altrui? E’ solo
una metafora? O il dolore indiretto coinvolge le stesse componenti
sensoriali e affettive di chi lo prova sulla propria pelle? Oggi, grazie
alle neuroscienze, siamo in grado di rispondere.
Gli studi del professor Aglioti, in Italia, dimostrano che osservare un
ago penetrare in una mano induce risposte sia sensoriali sia motorie
nello spettatore, come se fosse la sua mano a essere penetrata. Le
risposte senso-motorie sono quindi automatiche, correlate all'intensità
del dolore.
Altre prove sono state raccolte dal professor Singer in Svizzera e dal
professor Decety negli Usa: hanno dimostrato come un individuo attivi la
componente affettiva del dolore, quando vede altri soffrire, ma
escludendo - in questi casi - la componente sensoriale. In altre parole,
ci si sente «feriti», se si osserva un dito o un piede schiacciato da
una porta, e tuttavia non si prova un dolore diretto. Significa che
l’elemento affettivo è modulato da diversi fattori. Da un lato, tanto
più gli individui possiedono una personalità empatica e tanto più
esprimono l’affettività. Dall'altro lato, le persone rivelano una minore
risposta affettiva quando sono maschi e non gradiscono chi sta
soffrendo, quando sono medici e quando ritengono che il dolore sia la
conseguenza di una terapia.
I risultati confermano ciò che intuiamo: si può letteralmente percepire
il dolore, quando si vede qualcuno soffrire. Ma le ricerche suscitano
anche nuovi interrogativi. Osservare qualcuno contorcersi può indurre,
in modo selettivo, sia l'attività senso-motoria sia quella affettiva.
Che cosa significa, allora, questa dissociazione? E’ una manifestazione
apparente o una distinzione fondamentale tra tipi di dolore?
Gli studi psicologici hanno evidenziato diversi modi di rapportarsi al
dolore altrui, compresi la simpatia, l'empatia e il contagio. Ci sono,
però, distinzioni importanti. Se provo simpatia per qualcuno, so che
cosa sente quella persona e posso dispiacermi per lei, ma non ne
condivido le emozioni. Quando invece stabilisco un rapporto di empatia,
so esattamente che cosa sente, perché ne percepisco le emozioni. Sia la
simpatia sia l’empatia, quindi, sono dirette verso l'altro e implicano
la comprensione dello stato affettivo altrui. Il contagio, al contrario, è centrato su se stessi. Sbadiglio perché ti
vedo sbadigliare, ma non mi preoccupo se sei stanco. Mi limito a
«catturare» l'emozione. Non conosco ciò che provi e non mi rendo conto
di reagire alla tua emozione. Ma, come succede nell'empatia, condivido
il tuo dolore. Volendo ridurre il tutto a semplici equazioni, ecco che
cosa si ottiene: simpatia = comprensione affettiva; contagio =
condivisione affettiva; empatia = condivisione affettiva + comprensione
affettiva.
La distinzione è significativa. Tommy è un bambino e piange, quando gli
fanno un'iniezione sulla spalla. L'infermiera simpatizza con lui, ma non
condivide il suo dolore, altrimenti non sarebbe una professionista.
Accanto a Tommy c'è la sorella di 6 anni, Alma, che si stringe in sé,
come se sentisse l'ago. Prova un'esperienza del dolore di tipo
contagioso, auto-centrata. Può anche non essere consapevole del fatto
che Tommy provi dolore, ma è ancora meno consapevole del fatto che la
sua reazione è causata dalle urla di Tommy. La madre, Laura, condivide
il dolore di Tommy, ma la sua esperienza è centrata su Tommy stesso e su
ciò che prova. Sa che il figlio ha male ed è consapevole che il proprio
dolore indiretto nasce da quello del bambino: conosce bene il dolore
empatico.
Le neuroscienze rivelano che sia Alma sia Laura condividono in parte il
dolore di Tommy. Ma Alma ne percepisce solo la componente
sensitivo-motoria: immagina di subire lei stessa l'iniezione. Laura, al
contrario, sperimenta solo la componente affettiva del dolore del
figlio: sa che cosa significa per lui sentire male.
Ecco la mia conclusione: non c'è un divario vertiginoso tra il sé e
l'altro. Attraverso il contagio e l'empatia tu puoi sentire ciò che io
stessa provo. Ma non è mai esattamente lo stesso: condividere le
emozioni non sempre è sinonimo di comprensione reciproca. Per capire ciò
che sento, è necessario andare oltre il dolore indiretto e inseguirne
l’origine, vale a dire il mio personale dolore.
Chi è Frédérique de Vignemont Scienziata cognitiva RUOLO: E’ «VISITING RESEARCH FACULTY» ALLA NEW YORK UNIVERSITY
RICERCHE: LOGICHE DELLA CONSAPEVOLEZZA IL SITO:
HTTP://SITES.GOOGLE.COM/ SITE/FVIGNEMONT/HOME
30/06/2010
- L’IO SECONDO LE NEUROSCIENZE. LE RICERCHE DI FRONTIERA SVELANO I
MECCANISMI CEREBRALI PIU’ PROFONDI
http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/258122/
Come Girasoli
"Come girasoli, rivolti verso il sole per nutrirci di luce e irradiarla intorno a noi."
Carmela
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Giugno 2010
Il bambino
"Tra di noi abbiamo esseri umani che hanno l'immenso potere di cambiare i cuori degli uomini: sono i bambini...
Il bambino è il "Tesoro Supremo...
Noi dobbiamo considerare il bambino il nostro collaboratore. Lui ha una parte del lavoro, noi un'altra.
Il suo compito è donarci la prima luce del vero amore. La società umana può cambiare solo se adulti e bambini collaborano. E' necessario prendere questo tesoro e coltivarlo.
Fare ciò non è facile, e questo è il compito dell'educazione. La Vera educazione coinvolge non solo il bambino che viene educato, ma anche l'adulto che si trasforma.
Il bambino è l'Eterno Messia inviato continuamente tra gli uomini che sono caduti per aiutarli a risollevare se stessi, la loro Nazione, il Mondo, il Cielo."
Maria Montessori in Paola Giovetti – Maria Montessori – Una Biografia
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Giugno 2010
Galassiamente
Un istituto di ricerca sulla compassione

Monaci buddisti in preghiera
The Center for Compassion and Altruism Research and
Education
ROSALBA MICELI
Sotto l’impulso degli insegnamenti spirituali del Dalai Lama è stato
creato recentemente presso l’Università di Stanford un istituto di
ricerca interdisciplinare e di educazione sulla compassione e
l’altruismo: “The Center for Compassion and Altruism Research and
Education” (CCARE) che rappresenta la punta più avanzata in questo
emergente campo di studi. Negli ultimi anni gli aspetti prosociali del
comportamento umano sono divenuti oggetto di indagine scientifica al
confine tra evoluzionismo, etologia, genetica, neuroscienze, psicologia,
filosofia, economia, sociologia. L’empatia è l’esperienza alla base di
tutte le forme attraverso le quali ci accostiamo a un altro. Empatia
(letteralmente “sentire”) e compassione (soffrire insieme) costituiscono
un circolo affettivo che si autoalimenta e si amplifica, rendendo sempre
più ricco ed universale l’ambito di realtà a cui abbiamo accesso,
includendo l’insieme degli esseri viventi, le piante, gli animali. E’
una estensione della coscienza, o per dirla con il Dalai Lama, una
estensione della nostra mente.
Ma come spiegare il movimento interiore che dall’empatia porta alla
compassione? Che relazione esiste tra compassione e spiritualità? Le
pratiche buddiste di meditazione possono essere adattate alla società
occidentale, estraendo da esse un set di esercizi mentali senza
connotati religiosi che cambiano il modo con cui le persone trattano gli
altri? Quali meccanismi cerebrali entrano in gioco? Perché dopo una
esperienza negativa alcuni perdono la fede in Dio e diventano pieni di
astio e rabbiosi con il mondo intero, mentre altri, al contrario,
acquistano la fede o la rafforzano, sviluppando un atteggiamento
compassionevole verso i soggetti più deboli ed indifesi o addirittura
per i propri nemici?
Il Dalai Lama, Premio Nobel per la pace nel 1989, ha condotto un
incontro pubblico con diversi ricercatori dell’Università di Stanford
nel 2005 ed è stato insignito della laurea honoris causa in biologia
all’Università di Roma Tre nel 2006. “La tradizione antica che collabora
con la scienza moderna: ecco la mia visione dell’insegnamento e della
ricerca”, disse in quelle occasioni, introducendo il concetto di etica
circolare, non basata sul credo religioso, sulla letteratura di marca
religiosa o su entrambe le cose, ma piuttosto sulle ricerche, sugli
esperimenti condotti da scienziati attenti. Sottolineando il ruolo
centrale della compassione nella vita umana e nella società, tipico
della tradizione buddista, a Roma il Dalai Lama lanciò un appello:
“Pensiamo di più, insieme alla parte scientifica, a promuovere l’etica e
il cuore. Solo attraverso questa via si può vedere più chiaramente la
realtà. Per questo serve una mente più compassionevole, più calma e con
più empatia, elementi fondamentali per una vita felice, quella che io
chiamo etica secolare”.
Il Dalai Lama ha donato personalmente una cospicua somma di denaro per
far decollare il Centro di Stanford. Altrettanto ha fatto il
neurochirurgo James Doty, co-fondatore e direttore scientifico della
nuova struttura. Ad essi si sono aggiunti altri filantropi, tra cui due
investitori della Silicon Valley: Meng Tan di Google e Wayne Wu della
compagnia di tecnologia medica Accuray. Thupten Jinpa, il principale
interprete in lingua inglese dei discorsi del Dalai Lama, nonché dottore
in filosofia, è una delle prime personalità che sono entrate a far parte
del team di CCARE. “C’è stata finora poca attenzione sulle più
costruttive e positive qualità della mente umana, e poca ricerca su come
le persone possono essere educate a coltivarle” - sostiene Jinpa.
Il punto di partenza, per una indagine scientifica, è una chiara
definizione dell’oggetto di studio. Quindi, prima di tutto, sottolineano
i ricercatori del Centro, bisogna intendersi sui termini. La compassione
non è pietà - provare pietà a volte può essere quasi paralizzante - non
è una forma di sentimentalismo, né di semplice tolleranza, bensì una
esperienza interiore che orienta le energie personali e spinge
all’azione.
Ricerca ed educazione vanno a braccetto. CCARE ha avviato diversi
progetti che spaziano dalla neuroeconomia, all’esame dell’attività
neurale durante la meditazione in novizi e adepti del buddismo a studi
in modelli animali. Jinpa ha messo a punto un protocollo (the
compassion-cultivation training), essenzialmente un corso di otto
settimane, che è usato e testato in un programma pilota su Google.
L’educazione alla compassione implica la disponibilità a mettersi nei
panni degli altri fino al punto di riconoscerne e condividerne la gioia,
le speranze, le paure, la sofferenza; in ultima analisi, un percorso che
porti a scoprire la vulnerabilità dell’esistenza dell’altro e, di
riflesso, ad accettare anche la propria.
http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/galassiamente/articolo/lstp/226832/
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Maggio 2010
Leggere gli specchi dei rapporti umani: messaggi da noi stessi
“Oltre ad essere il
contenitore delle esperienze umane, la Matrix Divina fornisce uno
specchio quantistico che ci mostra nella realtà quotidiana ciò che
abbiamo creato nel regno delle nostre convinzioni. I nostri rapporti con
gli altri ci presentano i più chiari esempi di cosa rappresentino
realmente quelle convinzioni. Talvolta i nostri specchi sono ovvi e
diciamo: <<Ah, dunque è così che funzionano le cose>>. Altre volte ci
sorprendono, riflettendo l’impalpabile realtà di un giudizio che si
distacca parecchio da ciò che pensavamo di credere. Essi rivelano
i nostri punti ciechi.
A prescindere da cosa gli
specchi ci insegnano, è grazie al nostro interagire con gli altri, che
si scatenano in noi proprio le emozioni e i sentimenti giusti, nel
momento giusto, per aiutarci a guarire le nostre maggiori sofferenze e
le nostre ferite più profonde. Ma poiché è ben raro di venire ‘bloccati’
dalla gioia, ne deriva che i rapporti umani che sono unicamente fonte di
piacere non sono generalmente in grado di innescare profonde lezioni di
vita.
I rapporti umani ci danno
l’opportunità di percepire noi stessi da tutte le angolazioni possibili.
Dai più grandi tradimenti della fiducia che avevamo riposto negli altri,
ai nostri più disperati tentativi di riempire il senso di vuoto che
proviamo, tutti – inclusi colleghi, compagni di studio e di vita – ci
mostrano qualcosa di noi stessi. Se abbiamo abbastanza saggezza per
riconoscere i messaggi che ci vengono rispecchiati, riusciamo a scoprire
le convinzioni che causano sofferenza nella nostra vita…
… Anche se vivessimo in
cima a una montagna e non vedessimo mai nessun essere umano, saremmo
comunque obbligati a interagire con la montagna e con noi stessi. Quelle
interazioni ci mostrerebbero i riflessi concreti dei nostri principi di
fondo. Il Motivo? I nostri specchi nel mondo non si fermano mai – sono
sempre in funzione. Non si può sfuggire loro! E non mentono mai…
… La ricerca scientifica
ha dimostrato che nel cambiare i sentimenti che proviamo su ciò che ci è
accaduto in passato, modifichiamo la nostra chimica corporea nel
presente. Vivere in un universo in cui i sentimenti che proviamo per noi
stessi si riflettono nel mondo circostante rende più importante che mai
sia saper riconoscere cosa ci comunicano i nostri rapporti, sia imparare
a leggere i messaggi della Matrix Divina.”
Gregg
Braden – La Matrix Divina
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Maggio 2010
Il principio 90/10
… Di che principio si tratta? Il 10% della vita è composto da quello che ci succede.
Il 90% della vita è deciso dal modo in cui reagiamo.
Che cosa significa? Non possediamo nessun controllo sul 10% che ci succede.
Ma il 90% è nella nostra zona di potere. Noi determiniamo quel 90%.
In che modo? Dipende dalla nostra reazione. Non possiamo controllare la spia rossa.
Possiamo controllare il modo in cui reagiamo ad essa.
Vediamo un esempio: Stai facendo colazione con la tua famiglia.
Tua figlia rovescia del caffè sulla tua camicia stirata pronta da
metterti per l’ufficio. Non hai il controllo su quello che è appena successo.
Il modo in cui reagirai determina cosa succederà in seguito.
Inizi ad imprecare.
Rimproveri duramente tua figlia per avere rovesciato la tazza. Lei inizia a piangere.
Dopo averla rimproverata, ti giri verso tua moglie/tuo marito e la/lo
critichi per aver appoggiato la tazza troppo vicina al bordo del tavolo.
Parte la battaglia verbale.
Ti precipiti di sopra e ti cambi la camicia.
Quando torni di sotto, scopri che tua figlia ha perso l’autobus perché
piangeva e non è riuscita a prepararsi in tempo.
Tua moglie/tuo marito deve uscire subito per andare al lavoro.
Ti fiondi in macchina ed accompagni tua figlia a scuola.
Sei in ritardo e vai a 80 km all’ora in una zona dove il limite è 50.
Con un ritardo di 15 minuti ed una multa di 100 euro, arrivi davanti
alla scuola. Tua figlia entra senza nemmeno salutarti.
Dopo essere arrivato/a in ufficio con 20 minuti di ritardo,
ti accorgi di esserti scordato/a la tua borsa portadocumenti a casa.
La tua giornata è partita in maniera orrenda. E sembra peggiorare di momento in momento.
Non vedi l’ora di tornare a casa. Quando torni a casa ti accorgi della distanza che c’è fra te, tua
moglie/tuo marito e tua figlia.
Il motivo? Il modo in cui hai reagito la mattina.
Perché hai avuto una giornata pessima? Il motivo è stato:
A) Il caffè?
B) Tua figlia? C) Il vigile che ti ha multato? D) Tu?
La risposta corretta è D.
Non hai nessun controllo su ciò che è successo con il caffè.
La causa della tua giornata orrenda è il modo in cui hai reagito in quei
5 secondi!
Qui di seguito ecco cosa sarebbe potuto succedere invece:
Il caffè ti si rovescia addosso. Tua figlia sta per piangere.
Tu le dici gentilmente: “Tesoro, è tutto a posto, la prossima volta starai più attenta.”
Prendi un asciugamano, vai di sopra e ti cambi la camicia. Prendi la tua valigetta e scendi in tempo per vedere fuori dalla
finestra che tua figlia sta salendo sull’autobus. La vedi che si gira e ti saluta. Arrivi in ufficio puntuale e saluti il
tuo staff.
Due scenari diversi. Tutti e due hanno lo stesso inizio... e una fine diversa.
Non hai davvero nessun controllo sul 10% che ti succede nella vita. Il rimanente 90% lo stabilisci con le tue reazioni e decisioni.
Tratto da "pass-forward.blogspot spunti di Stephen
Covey" tradotto da Susanna Eduini, adattato da Lucia Giovannini e Nicola
Riva.
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Maggio 2010
Ti
passo un’indicazione di Donald Walsch che ricordo a me stessa quando, in
certe situazioni “impegnative” o “destabilizzanti”, non riesco a
rispondere alla domanda “PERCHÉ?” o “COME MAI HO SCELTO (magari
inconsciamente) QUESTA SITUAZIONE?” o “COSA HO DA IMPARARE DA QUESTA
SITUAZIONE?”.
… Sposto la
domanda sul “COSA?”
“COSA SCELGO
DI FARE IN QUESTA SITUAZIONE?”
Posso scegliere di esprimere me stessa ad un livello esclusivamente
umano oppure esprimermi anche ad un livello di “LUCE”, di “COSCIENZA
SUPERIORE”. Questo dipende solo da me.
Allora mi
chiedo: “COSA SCELGO DI FARE PER ESPRIMERE, MANIFESTARE ME STESSA AL PIÙ
ALTO LIVELLO DI CONSAPEVOLEZZA?” “IN QUESTA SITUAZIONE, COME SCELGO DI
RI-CREARE ME STESSA AL PIÙ ALTO LIVELLO?
Nonostante tutto, si tratta di vivere, sperimentare se stessi e la
situazione da un punto di vista diverso – quello dell’Anima, del Sé
Superiore, della Consapevolezza più elevata (di quella parte racchiusa
in ognuno di noi - chiamala come meglio credi - che sa vedere la realtà
oltre le “apparenze”) – quindi con ottimismo e fiducia, per quanto
impegnativo possa essere, esprimendo il meglio di noi stessi, SEMPRE.
Questo dipende solo da noi.
Carmela
lo Presti
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Aprile 2010

La
Medicina Cinese vede le emozioni come movimenti del Qi. Le emozioni
classificate sono 5: collera, euforia, pensiero, tristezza e paura,
questi sono i movimenti primari e costituiscono la radice di tutti gli
altri sentimenti che popolano l’animo umano. Ogni emozione è
l’espressione di uno Zang (organo): l’euforia corrisponde al Cuore, il
pensiero corrisponde alla Milza, la tristezza corrisponde al Polmone, la
paura corrisponde al Rene, la collera corrisponde al Fegato. Quando i
sentimenti sono prodotti con misura e regolatezza c’è armonia,
altrimenti si crea uno squilibrio che si può manifestare in modo diverso
a seconda della situazione.
Nel Nei Ching si legge:
L’ira danneggia il fegato, ma la tristezza
equilibria l’ira. La gioia stravagante danneggia il cuore, ma la paura
equilibria la gioia. La simpatia eccessiva (preoccupazione) danneggia lo
stomaco, ma l’ira equilibria la simpatia. L’angoscia eccessiva danneggia
i polmoni, ma la gioia equilibra l’angoscia. L’estrema paura danneggia i
reni, ma la simpatia può far superare la paura (col distoglire
l’attenzione di qualcuno dai suoi problemi).
Un’antichissima favola spiega come applicare la teoria dei cinque
elementi servendosi degli attributi emozionali: "C’era una volta, molto tempo fa, una fanciulla innamorata di un giovane
ma i suoi genitori non le permettevano di sposarlo. Giorno dopo giorno
ella si preoccupava sempre di più per questo suo cruccio e rifiutava
qualsiasi cibo. Diventò sempre più magra, vittima del mal d’amore. I
suoi genitori erano molto turbati da questo e chiamarono molti medici,
ma nessuno riuscì a guarire quel suo mal d’amore. Finalmente un giorno
venne un medico che conosceva la teoria dei cinque elementi. Egli decise
di farla adirare e così le mentì e la ingannò. La cosa ebbe i suoi
effetti poiché ella si adirò fortemente. Lo stesso giorno riprese a
mangiare regolarmente e ben presto si ristabilì del tutto. Quindi la
teoria dei cinque elementi può curare persino il mal d’amore! In questo
caso, il legno (ira) distrugge la terra (ansia, preoccupazione)."
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Aprile 2010
E' noto che secondo la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) la malattia è
sempre provocata da uno squilibrio tra le due polarità Yin e Yang,
squilibrio che può essere dovuto a cause
interne, esterne e
varie.
Ciascuna altera le funzioni degli organi e dei meridiani secondo
specifiche modalità.
Tra le cause
interne
la MTC ricorda le
7 emozioni (gioia,
tristezza o dolore, preoccupazione, pensosità, paura, terrore, rabbia),
una
alimentazione
inadeguata,
nonché l'eccesso
di lavoro,
che in linguaggio moderno potremmo chiamare
stress.
Proprio questo rende, a nostro avviso, la MTC un qualcosa di
assolutamente all'avanguardia, per la sua vicinanza ed assonanza con
quanto di meglio ha prodotto la medicina occidentale: la
PSICONEUROENDOCRINOIMMUNOLOGIA.
Le nostre emozioni ci consentono di comunicare i sentimenti più
profondi; se represse, rimangono presenti e possono assumere
connotazioni negative, danneggiando la nostra salute.
La MTC associa le emozioni agli organi yin al centro del nostro essere.
Ogni organo è collegato a una particolare emozione (vedi la tabella), ma
gli organi che sostengono l'attacco di tutte le difficoltà emotive sono
due: il Cuore e il Fegato (come non ricordare i vecchi detti
"morire di
crepacuore"
e
"rodersi il fegato").
Trattare gli organi adeguati attraverso i rispettivi meridiani può
servire a sostenere le persone che vivono un momento emotivamente
stressante, contribuendo a ristabilire gli equilibri e a prevenire
ulteriori crisi.
Per questo tecniche come lo
Shiatsu o la Terapia Craniosacrale,
ma anche tecniche come il Qi-gong od il più occidentale
Training Autogeno, sono un valido
aiuto, oltre ad un importante mezzo di autoconsapevolezza.
Descriviamo le 7 emozioni ed i loro rapporti con i meridiani.
Gioia
È l'emozione
del Cuore. Calma la Mente e rilassa il Qi.
Il Meridiano detto Maestro del Cuore porta gioia e felicità al Cuore,
dato che interviene come mediatore e regolatore nei rapporti
interpersonali. Si dice che un'eccessiva stimolazione dei sensi o un
eccessivo e appassionato abbandono all'eccitazione e al piacere
distraggono e disturbano la mente e il Cuore, facendo divampare il
fuoco. Un' eccessiva esuberanza suggerisce uno squilibrio del Cuore.
Tristezza o dolore
La tristezza
deriva dalla delusione o, in casi più gravi, dalla separazione e dalla
perdita. Si dice che essa 'dissolva' il Qi e colpisca principalmente i
Polmoni, esprimendosi attraverso il proprio 'suono': il pianto. La
tristezza viene percepita e provata nel Cuore e quindi influisce su
tutto il torace, producendo pesantezza, affanno respiratorio,
affaticamento e depressione. Tutti abbiamo bisogno di tempo per
manifestare la nostra tristezza o il nostro dolore e i rituali che
consentono di affrontare i cambiamenti o le perdite probabilmente ci
aiutano a superare queste emozioni
Preoccupazione
La
preoccupazione deriva dall' insicurezza e tende a esaurire il Meridiano
di Milza-Pancreas, che appartiene al movimento Terra e che, a sua volta,
richiama il sostegno, il nutrimento e le cure neonatali. La
preoccupazione crea 'nodi' o impedimenti nello scorrere del Qi dei
Polmoni, contraendo il torace e le spalle e ostacolando la respirazione.
La preoccupazione può farci sentire paralizzati. I Polmoni e la
Milza-Pancreas sono le fonti del vero Qi del corpo, e pertanto le
preoccupazioni possono portare a un esaurimento generale del Qi.
Pensosità
Questa
emozione è simile alla preoccupazione, ma si riferisce specificamente
alla nostra capacità di svolgere il lavoro mentale. Il meridiano di
Milza-Pancreas governa l'intelletto e può pertanto soffrire a causa di
un eccessivo lavoro mentale, aggravato dalla mancanza di esercizio
fisico e da un consumo irregolare dei pasti. Le conseguenze sono:
debolezza, cattiva digestione e catarro. Una debolezza del Meridiano di
Milza-Pancreas può manifestarsi sotto forma di ossessione per l' ordine
e per i dettagli che porta, per esempio, a compilare liste interminabili
o a contare le calorie di ogni pasto.
Paura
La paura è
associata ai Reni e quindi spinge il Qi verso il basso e colpisce la
'cavità dello Stomaco (da qui il detto "ho avuto tanta paura che me la
sono fatta addosso"). Nei bambini può manifestarsi come paura notturna o
enuresi. Gli adulti con deficienze renali e debolezza costituzionale
possono anche essere soggetti a paure e ansie 'irrazionali', insonnia,
sudorazione spontanea e secchezza delle mucose della bocca. Una paura
difficile da accettare può a volte essere inconsciamente trasferita in
una forte pulsione a intraprendere attività o passatempi pericolosi che
giustificano il confronto con la paura. Ma se la causa profonda della
paura non viene individuata, lo yang del Rene può esaurire lo yin dando
origine a disturbi legati all'ascesa del fuoco nei Meridiani di Fegato e
Cuore.
Terrore
Questa
emozione è simile alla paura, ma molto più intensa. È identica allo
shock associato a traumi fisici o emotivi. Interrompe o disperde il Qi e
colpisce i Reni e il Cuore. I Reni, che immagazzinano il Qi destinato
alla difesa, possono essere improvvisamente prosciugati. Il Cuore soffre
per il grave disordine che si crea nella mente. Lo shock è
caratterizzato da perdita della memoria, disorientamento, palpitazioni,
capogiri, tremore, sudorazione e perdita di coscienza. Uno shock non
risolto blocca l'energia, causando esaurimento.
Rabbia
È l'emozione
propria del Fegato (rodersi il fegato). Può assumere diverse
connotazioni, incluse l'irritabilità, la frustrazione, la gelosia e la
collera. La rabbia fa salire il Qi, e con esso la bile. Un sapore amaro
in bocca, occhi arrossati o giallognoli, rossore sul viso e sul collo,
vertigini e soprattutto mal di testa sono sintomi e segni del Qi
'ribelle' del fegato. Se represso, lo yang dinamico della rabbia sì
trasforma in uno stato yin di depressione che causa stagnazione del Qi
del Fegato e indolenzimento, dolore e sensazioni di oppressione,
costrizione e gonfiore. Qualsiasi connotazione di questa emozione può
sconvolgere lo Stomaco e la Milza-Pancreas. La sua energia Legno si
espande e quindi invade gli organi Terra, causando nausea, acidità,
vomito e diarrea.
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Marzo 2010
“… La conversazione a tavola ha toccato un tema che
negli ultimi tempi torna spesso nei miei pensieri, il problema delle
emozioni capaci di guarire, un’esigenza avvertita dalla nostra società
con intensità così disperata da riflettersi nel crescente numero di
persone che ricorrono a farmaci antidepressivi e all’escalation nell’uso
di droghe illegali. A mio parere tanto gli uni che gli altri – quelli
che ricevono la ricetta dal medico e quelli che acquistano la droga
dallo spacciatore – fanno esattamente la stessa cosa: alterano la
propria chimica naturale con una sostanza esogena che ha una vasta gamma
di effetti, molti dei quali non sono compresi del tutto, per modificare
sentimenti che non vogliono provare. Le ricerche svolte mi hanno dimostrato che quando le emozioni vengono
espresse, vale a dire quando le sostanze biochimiche alla base delle
emozioni fluiscono liberamente, tutti i sistemi sono integri e solidali.
Quando invece le emozioni sono represse, negate, e si trovano
nell’impossibilità di realizzare il loro potenziale, le vie della rete
psicosomatica si ostruiscono, bloccando il flusso delle sostanze
chimiche unificanti e vitali per il benessere vitale, che regolano tanto
la nostra biologia quanto il nostro comportamento. Questo, secondo me, è
lo stato dell’emotività malata al quale vogliamo così disperatamente
sfuggire. Le droghe, legali o illegali che siano, contribuiscono
ulteriormente a interrompere i numerosi circuiti di feedback che
consentono alla rete psicosomatica di funzionare in modo naturale ed
equilibrato, e quindi instaurano le condizioni per l’insorgere di
disturbi fisici e mentali. Tuttavia l’idea della rete è ancora troppo recente per influenzare il
modo in cui la medicina e la psicologia ufficiale affrontano salute e
malattia. La maggior parte degli psicologi considera la mente come se
fosse scissa dal corpo, un fenomeno che ha scarsi rapporti con il corpo
fisico, ammesso che ne abbia. E viceversa i medici trattano il corpo
come se non avesse alcun legame con la mente o le emozioni. Eppure il
corpo e la mente non sono separati, e non possiamo curare l’uno senza
l’altra. Le mie ricerche hanno dimostrato che il corpo può essere
guarito attraverso la mente, così come la mente può e deve essere
guarita attraverso il corpo… … Quello che manca a tutti noi è la concentrazione sulla cura quotidiana
di se stessi in senso emotivo. Tendiamo a occuparci degli aspetti fisici
della salute, ignorando la dimensione emozionale, i pensieri e i
sentimenti, e persino lo spirito e l’anima. Eppure, alla luce delle
nostre nuove conoscenze riguardo alle emozioni e alla rete
psicosomatica, è evidente che fanno parte anch’essi della nostra
responsabilità nei confronti della salute. La tendenza a ignorare le emozioni fa parte di un pensiero ormai
superato, è un residuo del paradigma ancora dominante che ci spinge a
concentraci sul livello materiale della salute, sul suo aspetto fisico.
Eppure le emozioni sono l’elemento chiave nella cura di se stessi,
perché consentono di partecipare al dialogo corpo/mente. Entrando a
contatto con le nostre emozioni, ascoltandole e indirizzandole grazie
alla rete psicosomatica, riusciamo a ottenere l’accesso alla saggezza
risanatrice che rientra nei diritti biologici naturali di tutti noi. E come possiamo farlo? Prima di tutto riconoscendo e rivendicando tutte
le nostre sensazioni, non soltanto quelle che vengono considerate
positive. Collera, dolore, paura… queste esperienze non sono negative di
per sé, anzi sono essenziali per la nostra sopravvivenza. Abbiamo
bisogno della collera per definire dei confini, del dolore per
affrontare le perdite e della paura per proteggerci dal pericolo. E’
solo quando queste emozioni vengono negate, cosicché non possono essere
elaborate dall’organismo in modo facile e rapido ed eliminate che la
situazione diventa tossica, come abbiamo già visto. E più le
rinneghiamo, più aumenta la loro tossicità finale. E allora che le
emozioni possono diventare dannose tanto per noi stessi quanto per gli
altri, perché la loro espressione diventa schiacciante, a volte
addirittura violenta. Quindi il mio consiglio è di esprimere tutte le emozioni, senza badare a
quali siano ritenute accettabili, e poi lasciarle andare: è quello che
intendono i buddisti quando parlano di non attaccamento all’esperienza.
Lasciando libero sfogo a tutte le emozioni, quelle <<cattive>> si
trasformano in <<buone>> e noi, in termini buddisti siamo liberi dalla
sofferenza. Quando le emozioni sono in movimento e le sostanze chimiche
fluiscono nel corpo, si sperimentano sensazioni di libertà, speranza,
gioia, perché ci si trova in uno stato sano e <<integro>>.”
Candace B. Pert – MOLECOLE DI EMOZIONI
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Gennaio 2010
Comportamenti contagiosi
ROSALBA MICELI
Viviamo immersi in una rete quasi fisica di
relazioni sociali che rappresenta una sorta di sistema ecologico in cui
comportamento del singolo può, entro certi limiti, destabilizzare o
stabilizzare il gruppo di cui fa parte. L’autocontrollo è spesso
considerato un problema di natura individuale. Tuttavia, in ogni
interazione, noi inviamo segnali emozionali che possono influenzare le
persone conle quali ci troviamo. Analizziamo il caso di Maria M,
studentessa di un liceo scientifico. Maria proviene da una città di
provincia, ama studiare e disegnare. Per il trasferimento dei genitori
in una città più grande, si inserisce all’ultimo anno di liceo in una
classe un po’ caotica, dove i rapporti tra compagni, anche tra ragazzi e
ragazze, sono improntati ad un rude cameratismo che a volte sfocia in
aperta maleducazione. Maria risponde “grazie - prego” ad ogni
contatto,anche occasionale, con i compagni, sorride dolcemente, incanta
tutti. Ma c’è dell’altro. Automaticamente si instaura nella classe un
clima di gentilezza e rispetto reciproco: è tutto un fiorire di “grazie
- prego”.
In realtà la gentilezza carismatica di Maria è un
aspetto del suo autocontrollo. La ragazza paradossalmente ha sviluppato
una competenza socio-emotiva nel contesto di una famiglia violenta ed
esplosiva. Per sopravvivere, ha imparato a dominare le proprie emozioni
ed in modo più sottile, attraverso una comunicazione non violenta, ad
orientare quelle altrui. Ma non sempre la tecnica funziona. In ambienti
molto disorganizzati ed in situazioni di forte tensione ed ostilità (che
si verificano spesso all’interno della sua famiglia), la forza
contagiosa delle emozioni negative è tale che Maria, per non farsi
travolgere, cambia strategia, adotta una sorta di “filtro” emotivo.
Il caso di Maria mostra che se è vero che gli
atteggiamenti negativi ed i comportamenti scorretti vengono spesso
imitati e tendono a diffondersi, è vero anche il contrario. Il fatto di
trovarci in presenza di persone dai modi di fare corretti e controllati,
induce a considerarli modelli da emulare, esercitando in tal modo un
maggiore controllo sui nostri atteggiamenti impulsivi. risultati di
serie di esperimenti condotti per quasi due anni su centinaia di
volontari in condizioni di laboratorio, pubblicati di recente sul
“Personality and Social Psychology Bulletin”, hanno rilevato che
l’autocontrollo può essere “contagioso” quasi quanto la cattiva
educazione. In un primo studio, ad un gruppo di volontari venne
richiesto di pensare ad un amico con un buon livello di self-control o
alternativamente, ad un altro con tratti impulsivi. Nel secondo
esperimento alcuni volontari si limitarono ad osservare altri soggetti
che mostravano comportamenti più o meno corretti. In un secondo momento,
i volontari furono sottoposti ad un test per misurare gli effetti
dell’esposizione sul livello di self-control. “Guardare o solo pensare
ad una persona con grande autocontrollo ci rende più in grado di
resistere ad eventuali tentazioni. E' anche vero l'opposto: persone con
scarso autocontrollo ci influenzano negativamente”, spiega Michelle
vanDellen, ricercatrice alla University of Georgia e prima autrice dello
studio.
Il terzo esperimento consisteva nel nominare alcuni
amici con alto o basso livello di autocontrollo e valutare gli effetti
prodotti, a livello subliminale, dal guardare su uno schermo per 10
millisecondi il nome della persona. “L’effetto è così potente che ci
spinge a comportarci in modo simile ad essa”, commenta la ricercatrice”.
Anche scrivere riguardo a qualcuno che riteniamo equilibrato produce
effetti positivi, ed è associato a parole e pensieri quali
“realizzazione”, “disciplina”, “forza di volontà”. “Osservare influenze sociali positive migliora il nostro autocontrollo,
così come se si mostra un grande autocontrollo si aiuta gli altri a
comportarsi nella stessa maniera” conclude vanDellen. L’intera ricerca è
stata finanziata dal National Institute on Drug Abuse (NIDA) dal momento
che l’obiettivo primario è verificare, anche al di fuori del setting di
laboratorio, l’ipotesi che cattive abitudini come fumare, abusare di
farmaci e di cibo, o di quant’altro, compresa la violazione di norme
sociali, possano essere sia diffuse che contrastate o anche prevenute a
seconda del contesto sociale.
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27.01.2010
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