INTELLIGENZA EMOTIVA NEL LAVORO
Aziende da amare
In un mondo che cambia ad alta velocità, le imprese devono conquistare i
talenti usando strumenti diversi da quelli tradizionali. Joshua
Freedman, intervistato da Antonio Dini,
spiega quanto conta l'intelligenza emotiva.
Ci vuole un'avvertenza particolare prima di incontrare Joshua Freedman,
ricercatore e studioso della performance aziendale e consulente internazionale
di questo tema. I suoi libri- l'ultimo dei quali, Intelligenza emotiva,
è pubblicato da Il Sole 24 Ore- ne sono una prova vivente: il mondo al quale
fa riferimento non è applicabile letteralmente a tutti i contesti. Ma,
riuscendo a guardare con una lente interpretativa sufficientemente affinata,
la sua visione in realtà comunica soprattutto in Italia molto più di quel che
non si possa immaginare. Non si tratta infatti solo di una teoria "new age" su
come migliorare la performance nel business inserendo un "tocco umano" e "più
sensibilità".
E' una visione più ampia, una delle più chiare manifestazioni che qualcosa si
muove: stiamo assistendo probabilmente a un cambiamento profondo del mondo
degli affari e non solo, a velocità accelerata e in un arco di tempo nel quale
cinque anni sono diventati un'era geologica. Freedman testimonia un aspetto di
questo cambiamento, grazie a una ricetta originale che sta interessando i
vertici di numerose multinazionali come di piccole start up e piccole ma
dinamiche imprese in Paesi di tutto il mondo. L'emozione conta.
Mister Freedman, cosa vuol dire che il mondo sta cambiando?
Ritengo che oggi se vuoi guidare una azienda devi avere un tipo di sensibilità
diversa, nuova. Qualcosa di differente rispetto al passato, di certo molto
lontano dallo spirito puro e selvaggio del capitalismo che nell'Ottocento ha
segnato conflitti e contrasti durissimi. Bisogna capire la velocità
dell'innovazione.
In che senso?
Oggi più che mai è necessario venir fuori con nuovi tipi di innovazione, con
forme di crescita che siano anche radicalmente differenti dal passato. Sono
necessarie la trasparenza e l'apertura delle aziende quotate in Borsa: Google
con il caso della censura in Cina ne è un esempio. Non raccogli consenso e
capitali solamente facendo business, ma anche facendolo in modo etico. Però
l'etica è solo uno degli aspetti in gioco: la leadership all'interno di
un'azienda è diventata qualcosa di molto complesso.
Questo vuol dire che stanno cambiando le persone che lavorano nelle
aziende?
Certo, stakeholders, azionisti e dipendenti sono figure che si sovrappongono
sempre più. Ma anche per chi non è quotato in Borsa, la capacità di essere
attrattivo verso i giovani con talento, capaci cioè di innovare e portare
sangue nuovo e successi in azienda, richiede un diverso approccio. Le
generazioni più giovani sono mobili, non amano ripetere sul lavoro gli stessi
schemi in maniera indefinita. Non si tratta di una élite, bensì di un numero
talmente ampio da essere oramai rilevante in quasi tutti i settori.
Quali sono gli elementi richiesti per una leadership dell'azienda?
Ci vogliono in parte le solite cose, non mi fraintenda: attenzione ai
dettagli, pianificazione accurata, capacità di sviluppare piani industriali e
commerciali. Ma c'è di più. Ci vuole anche una cosa nuova che si chiama
fiducia. Bisogna essere credibili. Le cose che le aziende comunicano sono
anche non verbali. Cioè, si tratta di elementi emozionali. Sono dieci anni che
studio questi fenomeni, e sono giunto a una conclusione importante.
Quale?
Che nei momenti di cambiamento sistemico come questo, la cosa più importante,
sono le persone. Le persone, cioè, sono più importanti delle aziende. Oggi non
si compete con le aziende, ma con le persone che le formano. Quindi, il
problema è come attrarre le persone che siano in grado di fare la differenza.
E qui, così come per l'esterno, anche all'interno dell'azienda è importante
capire che chi ha talento non si attrae sono con i soldi. Perchè si tratta di
persone nuove, che ritengono che sia importante amare quel che fanno. E le
aziende devono mettersi in condizione di essere amate.
Come fa un'azienda a farsi amare?
E' compito dei suoi leader, coloro i quali devono saper usare un'intelligenza
emotiva e non solo freddamente razionale. Devono creare una comunità di
innovatori, un senso di appartenenza e di libertà, dare l'idea che si sta
cambiando qualcosa con il proprio lavoro e che il cambiamento tende verso il
meglio. Siamo agli antipodi rispetto alla logica dei grandi speculatori che
costruirono la ferrovia transcontinentale attraverso gli Stati Uniti,
arricchendosi in maniera oscena con scorrettezze e ruberie a scapito di
centinaia di migliaia di sventurati. Oggi le persone contano tantissimo, più
delle aziende e dei soldi.
Quali sono le dimensioni del cambiamento sociale ed economico di cui
parla?
Si estende in tutto il mondo. Lo si può vedere meglio in alcuni contesti, per
motivi differenti. Mi viene in mente l'Asia con due esempi: Singapore e la
Cina. Entrambe stanno costruendo società innovative, anche se in modo
differente e con motivazioni (e numero di persone coinvolte) differenti. Una
delle chiavi, in questo tipo di società e d'impresa è la condivisione delle
informazioni, che oggi vengono tenute al chiuso come risorsa di potere.
Invece, la loro condivisione è fondamentale.
Come cambia lo stile dei manager che devono gestire le aziende?
Radicalmente. Devono capire che si trovano di fronte a un modo di ragionare
differente, in cui conta molto la capacità di motivare e ispirare fiducia, di
parlare una lingua differente da quella che, per generazioni, hanno con tutta
probabilità imparato nelle business school o sul campo venti o trent'anni
fa. Per alcuni, nella mia esperienza di consulente, non è affatto difficile.
In qualche caso, ci sono dirigenti d'azienda che sono molto più avanti dei
tempi. Ma in altri casi è praticamente impossibile: c'è un rifiuto di
comprendere, un'incapacità di fare cose che non si capiscono e che quindi si
rigettano. Integrità, fiducia, visione e capacità di adattamento in un momento
di profondi e rapidi cambiamenti. Non è per niente facile agire in questo
contesto.
Perchè?
La reazioni istintiva di fronte al cambiamento improvviso, che è percepito
come un pericolo, è combatterlo o fuggire. Sono due risposte sbagliate: serve
la creatività, l'unico modo che abbiamo per rendere le minacce di oggi un
ricordo del passato. L'intelligenza emotiva è la chiave per aiutarci in
questo.
Come?
Prenda ad esempio la qualità fondamentale di un innovatore. La curiosità. E'
strettamente necessaria, oggi. Ma la curiosità non è un dato razionale che si
possa scrivere su un foglio di Excel o in una scheda del personale. Non è
neanche misurabile. E' un sentimento. E' una delle chiavi per capire che sono
le emozioni che guidano la performance aziendale. Capire che in un'azienda,
così come in un mercato, le persone non si comportano a caso, ma seguono le
proprie idee e soprattutto le proprie emozioni permette di gestire molto
meglio la performance. Permette di ottenere risultati che altrimenti non
sarebbero possibili oggi.
Fino a che punto è importante, oggi, il talento nelle imprese?
E' una necessità fondamentale. E' necessario infatti convincere le persone a
portare i loro talenti sul lavoro, a utilizzarli ogni giorno. Sono la chiave
per essere innovativi e competitivi. Oggi succede ancora troppo spesso il
contrario, e cioè che si portino a casa dal lavoro le pressioni e le
conseguenze psicologiche degli errori che vengono commessi al lavoro. Invece,
bisognerebbe fare esattamente il contrario e portare la freschezza e la
capacità di innovare da casa, dal proprio privato, sul lavoro. Noi lavoriamo
per realizzare strumenti che consentano di capire e offrono una base oggettiva
ai sentimenti, ai modi di svilupparli e di gestirli, di comprenderli e trovare
il modo per renderli funzionali in azienda. E non c'è una vera alternativa:
chi non innova deve essere più intelligente di prima, usando risorse come
l'emotività che finora non erano mai state prese seriamente in considerazione.
Ricevuto da
team@6seconds.org TESI DI LAUREA SULL’INTELLIGENZA EMOTIVA Questo spazio gratuito vuole contribuire a valorizzare lo
Studio e la Ricerca compiuta da giovani in gamba: quello che hanno da dire e
vogliono condividere spesso è poco considerato, e questo è un vero peccato in
quanto la loro ricerca potrebbe arricchirci tutti. ULTIMISSIMENEALE DONALD WALSCH
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