INDIRIZZO DI STUDIO:
EDUCAZIONE & FORMAZIONE & COMUNICAZIONE
1° Livello
Intelligenza Emotiva &
Programmazione Neuro Linguistica - Metodo For Mother Earth®
Quale tipo di essere umano voglio che prenda forma
attraverso il mio intervento educativo?
L’importanza della Formazione degli adulti
Oltre ai
Percorsi educativi per i bambini,
ai Laboratori per gli
adolescenti parte integrante del Progetto EDUCATIVO “FOR MOTHER EARTH®” sono i Corsi di Formazione e di Aggiornamento per:
-
gli Insegnanti dei Nidi;
-
gli Insegnanti della Scuola;
-
i Laureati e i Laureandi in Scienze
dell'Educazione e della Formazione;
-
gli Educatori;
-
i Genitori;
-
gli Operatori socio-culturali
-
i Mediatori culturali
Affinché si possano raggiungere gli obiettivi
del Progetto è fondamentale che gli adulti che hanno a cuore e si
vogliono occupare dello sviluppo e della crescita armoniosi del bambino e
dell'adolescente,
in funzione anche del rispetto del
Pianeta,
abbiano fatto propri quei
valori,
quelle credenze e abbiano sviluppato quelle capacità che
desiderano appartengano al loro modo di essere:
diversamente, ancora una volta, i bambini
ascolteranno delle parole vuote, sterili e per questo inefficaci, e
modelleranno i vecchi comportamenti incongruenti, contraddittori degli
“adulti-insegnanti”, che proprio per questa ragione non potranno essere
chiamati EDUCATORI.
“Cosa sono le
Emozioni? Quello che provo io lo provano anche i “grandi”? Se
ho paura, sono triste, arrabbiato, allora sono “cattivo”, “la mamma e il
papà non mi vogliono più bene”? Non so cosa mi succede, non so come si
chiama quello che provo, non so cosa fare con quello che mi accade.”
Questo è un esempio di dialogo interiore che i bambini in
cuor loro fanno e che non sempre hanno il coraggio di fare agli adulti, ma
con cui gli adulti che hanno a cuore i Bambini è bene che facciano i conti,
al più presto.
Perché un adulto si ponga in modo corretto dinanzi al
mondo interiore delle
Emozioni del
bambino, è bene che interiorizzi un concetto, a prima vista ovvio e
banale, ma che non è ancora entrato nel pensare comune e per questo non si
traduce, nel quotidiano dell’adulto, in comportamenti coerenti e congruenti
con questo pensiero stesso: “UN BAMBINO TANTO PIÙ È PICCOLO, TANTA MENO
ESPERIENZA HA DEL MONDO E DELLE REAZIONI EMOTIVE AD ESSO”
Ad esempio un bambino di quattro anni ha solo quattro anni
di esperienza, SOLO 4 e per giunta le sue esperienze e le sue reazioni
emotive sono legate ad un ambiente molto circoscritto – essenzialmente la
famiglia – e, quando la frequenta, la Scuola Materna. Le esperienze fuori
dalla famiglia sono molto limitate.
Confrontiamo adesso le sue esperienze di soli 4 anni con
quella di un adulto – un genitore ad esempio – che ne abbia 28, che si muove
autonomamente nel mondo e che, oltre alla famiglia che ha formato, ha una
famiglia di origine, un lavoro, degli amici, frequenta gruppi (palestra,
parrocchia, partiti, sindacati, club, associazioni…..) che lo hanno, nel
“bene” e nel “male”, stimolato emozionalmente: il rapporto è
di 1 a 7.
Il genitore – ma potrebbe trattarsi dell'insegnante o di un altro adulto
– in questo caso ha un’esperienza emotiva sette volte superiore a quella
del bambino: eppure spessissimo, fatte salve le eccezioni, dimentica
·
che il bambino sta sperimentando per le prime volte, o
addirittura per la prima volta, quello che si muove emotivamente dentro di
lui;
·
che il bambino non sa dare un nome a quello che prova e che
questo fatto crea in lui un grande disagio “Fornire ai figli le parole
può aiutarli a trasformare una sensazione amorfa, raccapricciante e
sgradevole in qualcosa di definibile, e quindi con confini ben precisi,
come ogni altro normale elemento all’interno della vita quotidiana…..Studi
specifici indicano che l’atto di dare un nome alle
emozioni ha di per sé un effetto
rasserenante sul sistema nervoso, e aiuta i ragazzi a recuperare più in
fretta dalle situazioni di turbamento.” John Gottman – INTELLIGENZA
EMOTIVA PER UN FIGLIO;
·
che il bambino non sa come si gestisce, come si controlla,
come si supera tutto ciò che il suo corpo sta vivendo e che sta facendo
vibrare il suo cuore;
·
che il bambino si trova smarrito, ansioso, preoccupato di
fronte alla vita che scorre dentro di lui, anche quando a scorrere sono
emozioni che gli danno piacere e lo
fanno star bene, se sono nuove e/o forti.
Nel bambino si trovano con-fusi, mescolati
- l’emozione che prova,
- i suoi comportamenti,
- le sue intenzioni,
- i suoi bisogni
e quando l’adulto – genitore , insegnante o altro
che sia – LO RIMPROVERA IN
TOTO (è la cosa più frequente che un adulto fa, indipendentemente da
quanto ami il bambino!!!)
SEI disobbediente ! SEI prepotente !
SEI cattivo !
il bambino sente il rimprovero non solo per il
comportamento scorretto,
MA ANCHE
· per ciò che egli prova,
· per le intenzioni e i bisogni buoni che c’erano dietro il
suo comportamento scorretto
·
per se stesso nella sua globalità e interezza.
E la confusione,
l’incertezza, l’ansia si rafforzano.
La relazione e la
comunicazione con l’adulto diventano sempre più problematiche e
difficili….
Un siffatto comportamento da parte dell’adulto che pure
ama il bambino e sta agendo con le migliori intenzioni di questo mondo,
inconsapevole degli effetti del suo agire, nasce da quello che è stato
definito "analfabetismo
emotivo” e che
prescinde dal quoziente intellettivo, dalla cultura, dallo stato sociale,
dal lavoro svolto.
Per rendere ancora più chiaro il concetto di sviluppo
dell’intelligenza emotiva, semplificando
molto, possiamo dire che siamo “emotivamente competenti” – siamo cioè
emotivamente alfabetizzati e abbiamo avviato pienamente il processo dello
sviluppo dell’intelligenza emotiva - quando:
·
conosciamo noi stessi;
·
siamo consapevoli delle nostre emozioni nel momento in cui
si presentano;
·
sappiamo darvi un nome;
·
sappiamo accettare pienamente i nostri sentimenti e le
nostre emozioni;
·
sappiamo comprendere le situazioni e le reazioni che i
diversi stati emotivi producono;
·
siamo capaci di controllare i sentimenti in modo che essi
siano appropriati alla situazione;
·
siamo capaci di empatia, capaci cioè di riconoscerle negli
altri e di saperci relazionare con esse in modo efficace;
·
siamo consapevoli delle nostre risorse e siamo capaci di
accedervi per superare gli ostacoli;
·
siamo consapevoli dei nostri limiti e ci attiviamo per
superarli;
·
abbiamo fiducia nelle nostre e nelle altrui potenzialità;
·
siamo capaci di percepire il nostro valore e le nostre
capacità;
·
siamo flessibili di fronte al cambiamento e ci adattiamo
alle nuove situazioni;
·
sappiamo motivarci e abbiamo ottimismo e prontezza nel
cogliere le occasioni.
Abbiamo dato uno
sguardo fin qui al rapporto adulto-bambino. Seguiamo adesso la crescita di
questo bambino che ha un siffatto rapporto con l’adulto, finché non arrivi
all’adolescenza e chiediamoci:
ci si può meravigliare se
nei giovani giunti all’’adolescenza – il periodo sicuramente più complesso e
difficile per ogni essere umano, la cui durata sta sempre più prolungandosi in
fasce di età definite adulte, in tempi non lontani – assistiamo a disagi,
sbandamenti e conflitti che sono di gran lunga più profondi e gravi di quelli
che gli adolescenti vivevano cinquant’anni fa?
I
bambini e i giovani hanno da sempre imparato e continuano ad imparare il modo di
relazionarsi con gli altri attraverso la relazione interpersonale quotidiana con
gli adulti con i quali vivono e interagiscono, oppure con i loro coetanei. Fino
a non molto tempo indietro, i bambini partecipavano alla vita degli adulti molto
più di quanto non accada oggi: li osservavano nel loro lavoro e talora vi
partecipavano anche; condividevano con loro, nel bene e nel male, tutti gli
eventi familiari, nascite e morti comprese; i più grandi si prendevano cura dei
più piccoli, svolgendo le veci dei genitori. Oppure giocavano nei cortili sotto
casa o nei campi per pomeriggi interi, con altri bambini, sia più piccoli che
più grandi di loro.
Adesso, invece:
- acquisiscono un’ enorme massa di informazioni ad una velocità
elevatissima attraverso i tanti strumenti informatici a loro disposizione, ma
hanno scarsi rapporti interpersonali, di persona. Sicuramente via
internet – chat, e-mail – forum – , via cellulare hanno una mole incredibile di
contatti che le generazioni precedenti non si sognavano neppure, ma a differenza
di quelle i bambini e i giovani di oggi si sperimentano sempre meno nei
rapporti “gomito a gomito”, di vicinanza umana in cui imparare a stare insieme
agli altri, con tutte le sfide che questo comporta.
- Non vivono più la vita insieme agli adulti, dai quali imparavano
a fare attraverso l’osservazione, la vicinanza, l’imitazione, ma vanno a
lezione per imparare a fare delle cose: spesso non sanno in cosa consiste
il lavoro dei propri genitori e sicuramente la maggior parte di loro non ha mai
visto papà o mamma nel luogo di lavoro;
spesso sono figli unici e non si trovano nelle condizioni di doversi prendere
cura di qualcuno; spesso sono tenuti lontani dalla condivisione di quegli eventi naturali della
vita, come la morte,
per un eccessivo senso di protezione da parte dei loro genitori.
- Vivono sempre meno relazioni interpersonali libere, e sempre più
invece relazioni finalizzate all’apprendimento di specifiche competenze
intellettuali o fisiche: con l’allenatore di calcio o di nuoto o di arti
marziali, ecc…., con la maestra di danza o di pianoforte, ecc…, con l’insegnate
di matematica o di latino, ecc....
Questa mancanza di relazione e di vita insieme rischia di far dilagare un
analfabetismo emotivo pericoloso ai fini di una vita di qualità.
“Il
rimedio è nel modo in cui prepariamo i bambini alla vita: non dobbiamo lasciare
l’educazione emozionale al caso, ma adottare corsi innovativi a scuola, che
insegnino l’autocontrollo, l’autoconsapevolezza, l’empatia, l’ascolto e la
cooperazione. E’ necessaria quindi una vera e propria “alfabetizzazione
emozionale” che porti i bambini a vivere con intelligenza le proprie emozioni” .
…
“Poiché a moltissimi giovani il contesto familiare non offre più un punto
d'appoggio sicuro nella vita, le scuole restano il solo istituto al quale la
comunità può rivolgersi per correggere le carenze di competenza emozionale e
sociale dei ragazzi… poiché quasi tutti i bambini vanno a scuola, almeno
all'inizio, la scuola è un luogo che permette di raggiungere ognuno di essi e di
fornirgli lezioni fondamentali per la vita che, altrimenti, non potrebbe mai
ricevere” .
"Oggi e’ proprio la neuroscienza che sostiene la
necessità di prendere molto seriamente le emozioni. Le nuove scoperte
scientifiche sono incoraggianti. Ci assicurano che se cercheremo di
aumentare l'autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri
sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere
perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare le nostre capacità di
essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire legami
sociali - in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico
all'intelligenza emotiva - potremo sperare in un futuro più sereno."
Daniel Goleman -
INTELLIGENZA EMOTIVA
"…. I nostri studi dimostrano che i figli emotivamente
allenati ottengono migliori risultati a scuola, stanno meglio in salute e
stabiliscono relazioni più positive con i coetanei. Hanno anche minori
problemi di comportamento, e riescono a recuperare più rapidamente dopo
esperienze negative. L'intelligenza emotiva che hanno acquisito permette
loro di essere più preparati ad affrontare i rischi e le sfide che li
attendono nella vita."
John Gottman e Joan Declaire
- INTELLIGENZA EMOTIVA PER UN FIGLIO
"Insegnare l'alfabeto delle emozioni per aiutare i
ragazzi a diventare giovani uomini equilibrati e sereni….. la capacità di
leggere e comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri. Questo
processo e’ molto simile a quello nel corso del quale si impara a leggere…..
Analogamente, l'alfabetizzazione emotiva comporta il riconoscimento
dell'aspetto e delle sensazioni associati alle nostre emozioni, e in un
secondo tempo l'uso di tali abilità per comprendere meglio noi stessi e gli
altri. Impariamo così ad apprezzare la complessità della vita emotiva e
questo migliora le nostre relazioni personali e professionali, aiutandoci a
rafforzare i legami che arricchiscono la nostra vita."
Dan Kindlon e Michael Thompson - INTELLIGENZA
EMOTIVA PER UN BAMBINO CHE DIVENTERA' UOMO
“Le difficoltà della vita di relazione, in particolare
nei giovani, sono un fattore che scatena la depressione.
....Spesso i bambini e gli adolescenti depressi non
sono capaci – o non sono disposti – a parlare della loro tristezza.
Non sembrano in grado di definire con accuratezza i
propri sentimenti e manifestano invece sorda irritazione, impazienza,
nervosismo e rabbia....”
Daniel Goleman -
INTELLIGENZA EMOTIVA
Come per il bambino e l'adolescente, anche per l’Adulto tutto ciò
non avviene, però, in un giorno, attraverso una sola esperienza formativa:
sviluppare l’Intelligenza Emotiva e le proprie Risorse fa parte di un
processo, di un per-corso, che richiede allenamento continuo, finché non
diventa un’abilità automatica, come la lettura, che con l’esercizio si
perfeziona e si arricchisce sempre più fino a consentirci di apprezzare
sottigliezze, sfumature e complessità impensabili all’inizio della nostra
alfabetizzazione.
Oggi
questo è solo un Augurio e un Sogno, ma sarà certamente la realtà della
Scuola del nostro futuro. Attendere che questo Augurio e questo Sogno
diventino una realtà però non basta.
E’ necessario operare , dentro e fuori della Scuola, perché Genitori ed
Educatori sollecitino consapevolmente un cambiamento nel Sistema Educativo
Italiano, in modo che non solo sporadicamente e in qualche isola felice si
lavori per l’Alfabetizzazione Emotiva e per lo sviluppo dell’Intelligenza
Emotiva, ma ad ogni livello della Scuola di base e del Nido, e in modo
sistematico e professionale. |